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Argentina vs Spagna, cambiare dopo le sofferenze del neocolonialismo

11 May 2012versione stampabile

Alessandro Grandi

Intervista al professor Alberto Acosta economista della Facultad Latinoamericana de Ciencias Sociales (Flacso). “Oggi c’è la Cina al posto delle transazionali europee. Il peggio deve ancora venire” dice il professore.

Dopo 500 anni di colonizzazione, i paesi dell’America latina riprendono in mano le loro risorse. Ad esempio l’Argentina, che lavora per il suo futuro, cosa ne pensa?
Da una parte i paesi come Argentina e Bolivia stanno cercando di cambiare e ribaltare l’espropriazione sofferta per mano del neoliberismo. Si può vedere ad esempio, il caso di YPF in Argentina e della società elettrica per la Bolivia. Questo in linea di massima potrebbe risultare positivo.
D’altro canto preoccupa il fatto che questi stessi governi finiscano per fornire le risorse naturali ad altre corporazioni transnazionali, in particolare a quelle cinesi.
Il governo dell’Ecuador, ad esempio, ha conferito l’incarico di amministrare i grandi campi petroliferi a compagne straniere. Così sta facendo anche per il settore minerario

Cosa sta succedendo fra Argentina e Spagna? Sono solo manovre politiche o c’è qualcosa d’altro nella vicenda fra le due nazioni?
Ci sono sempre riflessi politici presenti. Ripeto, nel caso argentino il governo cerca di invertire la privatizzazione dell’era neoliberista.

La Spagna sta mettendo in piedi azioni contro l’Argentina, specialmente in termini economici. Come vede la reazione di Madrid nel difendere Repsol?
Il governo spagnolo difende i capitalisti transnazionali non certo gli interessi economici spagnoli. REPSOL non è proprio una società spagnola. E la reazione del governo, che non è stato spalleggiato dai suoi vicini europei, rientra nell’ambito di applicazione delle vecchie pratiche neo-coloniali.

La vicenda fra Repsol e il governo di Buenos Aires potrebbe diventare un esempio per altre situazioni simili, ad esempio per altri stati che fanno affari con l’Argentina?
Le società straniere devono capire che la certezza giuridica va e viene, sia per l’investitore che per lo Stato ospitante.
Inoltre, dobbiamo garantire la sicurezza nelle comunità in cui queste imprese operano.
Se questo non viene compreso e rispettato, ci saranno molte più di queste situazioni e la gente assumerà le redini del proprio destino.

Possiamo dire che la situazione di sfruttamento delle risorse latinoamericane da parte delle multinazionali europee sta cambiando anche grazie alla presenza di governi di sinistra che si sono instaurati nell’area negli ultimi anni?
Non necessariamente. Ci sono paesi con governi progressisti, come l’Ecuador, che stanno negoziando un accordo di libero scambio con l’Europa.

Qual è il futuro economico del Sudamerica oggi che la crisi ha colpito tutto il pianeta?
Per ora i paesi latinoamericani non soffrono il peso della crisi. Il periodo peggiore e difficile è arrivato a cavallo fra la fine del 2008 e all’inizio del 2009. Il peggio, però, deve ancora venire.