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Cesaria è viva e lotta con noi

11 May 2012versione stampabile

Gli amici, tanti, la chiamavano Cize. Per quasi un quarto di secolo ha avuto come palco su cui cantare, le strade e i bar della sua Mindelo, affacciata sul mare di São Vicente, nell’arcipelago africano di Capoverde. La strada calpestata a piedi nudi, la voce che volava a cantare la morna, parente del fado portoghese, e la sodade, più dolce e melodiosa della saudade brasiliana, Cize era Cesaria Evora, figlia di un violinista nomade, Justino Cruz Evora, e nipote di B. Leza, soprannome ammiccante del compositore Francia Xavièr La Cruz. Nel 1975, la futura regina della morna scivola nel silenzio per colpa dell’abuso di alcol e di una profonda depressione. Ma dieci anni dopo esce dal buio, e allora accetta l’invito della cantante Bana a tenere due concerti, nel New Jersey e a Lisbona, per le comunità di emigrati capoverdiani, Due trionfi. Poi arrivano Parigi e il primo disco, La diva aux pieds nus; le folle che l’applaudono dall’Europa al Giappone, dal Canada e Israele. Caetano Veloso, stregato da una voce che i critici paragonano a quella di Billie Holliday, la vuole accanto a sé in una tournée brasiliana.

Un suo brano, Ausencia, entra nella colonna sonora di Underground di Emir Kusturica. Cize Cesaria, certamente a piedi nudi, ha lasciato il mondo e Capoverde il 17 dicembre 2011. Ma la sua arte è viva più che mai. Prova ne sia la raccolta Capoverde terra d’amore volume 3, che inaugura la collana Cantate in italiano, Egea Music, diretta da Alberto Zippieri. Prima di entrare nel merito delle considerazioni artistiche, importante è evidenziare che il netto ricavato dalle vendite sarà interamente devoluto al Programma Alimentare Mondiale (WFP) delle Nazioni Unite, di cui la stessa Evora fu ambasciatrice dal 2003. E se questa è già un’ottima ragione per acquistare l’album, ecco quelle strettamente musicali.

Insieme a Teofilo Chantre, il compositore prediletto dalla regina della morna, e ad altri musicisti capoverdiani, hanno risposto all’appello diciannove artisti, per la maggior parte italiani. Nel nostro idioma, hanno rivisitato i testi di dodici celebri brani di Cesaria, con il contributo di quattordici arrangiatori. L’apertura, strepitosa, è affidata a Gino Paoli, che, giocando sul toponimo São Tomè, dà vita a un brano dolcissimo, intitolato Santo me. Sodade diventa So già, per il duetto tra Dorota Miskiewicz e Stefano Bollani; Tito Paris si cimenta in Occhi di Xandinha, Xandinha nell’originale; una emme in più per Mama Africa nella versione di Karin Mensah e Dany Silva. E ancora: Fabio Concato, assai bravo, con Pianto di Mamma Terra (Sina de Mamae terra); Maldamore (Dor di amor) che mette davanti ai microfoni la rockstar slovena Tinkara e un mito qual è Ian Anderson ex Jethro Tull, cui si perdona volentieri l’uso improprio dell’italiano. Rosa (Rosie) è nelle buone mani del calabrese Peppe Voltarelli, Premio Tenco 2010.Riescono a sorprendere Grazia De Michele, Tutto l’amore del mondo (Caro papà) e Iva Zanicchi (udite, udite!) con Cuore Profumato (Miss Perfumado). Chiude la collezione, I fiori di domani (Manhã Florida), padroneggiato con intensità e sicurezza da Mariella Nava. Il brano è dedicato ai bambini e alla speranza, per loro, di un domani, diciamo noi guardando alla realtà fuori dagli studi di registrazione, quantomeno decente. Il bonus video, Mar de canal, ha per protagonista Cesaria, che lo aveva regalato al WFP. Sodade di te, meravigliosa Cize.

 

Info e acquisto

AAVV, Capo Verde terra d’amore, volume 3 (Incipit Records/Egea Music), egeamusic.com