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Caso Adinolfi, “La rivendicazione non significa niente”

12 May 2012versione stampabile

Mario Di Vito
@delniente

Gli inquierenti la ritengono “seria, autentica”, ma i dubbi sulla rivendicazione dell’attentato all’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, firmata Nucleo Olga desta comunque più di un dubbio sulla sua autenticità e sul valore che potrebbe avere nelle indagini. Dal ritardo con cui è emersa all’ambiguità della Federazione Anarchica Informale, tanti sono i particolari della lettera arrivata al Corriere della Sera che non convincono, con i misteri che – invece di diminuire – aumentano di ora in ora. “E’ una cosa che puzza un po’”, ci spiega Aldo Giannuli, storico e profondissimo conoscitore di trame eversive, oltre che consulente di diverse procure nell’ambito delle indagini sulle stragi italiane degli Anni di piombo e collaboratore proprio della Commissione Stragi tra il 1994 e il 2001.

Professore, cosa c’è che non convince?

“Da un primo esame, non emergono clamorose contraddizioni linguistiche che possano denunciare un falso. Detto questo, la Federazione Anarchica Informale può essere tutto e il contrario di tutto, è una sigla buttata nel web che  sta lì, a disposizione di chiunque. Ti faccio un esempio…”

Prego…

“Nessuno impedirebbe a me e a te di fare un comunicato di smentita e firmarlo Fai. Non siamo di fronte a un gruppo che, per quanto clandestino, può essere chiaramente identificato. Per intenderci, un gruppo clandestino non può avere un rappresentante ‘ufficiale’, ma, se identificato, come ad esempio le Brigate Rosse, può smentire un falso comunicato”.

Tra l’altro, la lotta armata sarebbe da considerare come una novità per gli anarchici.

“Vero. Loro di solito usano esplosivi e non fanno attentati individuali. Ma il punto è che la gambizzazione di Adinolfi arriva troppo a freddo. Mi spiego, nessun gruppo comincia una campagna con un attentato. Un gruppo terrorista parte con una campagna sul tema, casomai, e punta a creare le preondizioni psicologiche per un attentato. Insomma, è tutta la storia che non scorre bene”.

Cosa potrebbe esserci dietro l’attentato?

“Non escludo che ci sia un gruppo organizzato, ovviamente. Ma dato il tipo di ambiente e la sigla Fai, che è un prêt à porter, potrebbe esserci di tutto. Per dire, puoi assoldare un killer e fargli fare uno straccio di rivendicazione di questo tipo. Oppure, potrebbe esserci qualcuno che aveva motivi personali contro Adinolfi e sta montando questo casino per depistare. Vai a sapere…”.

Ecco, cosa può significare una lettera del genere?

“In sé, la rivendicazione non vuole dire nulla. Avrebbe detto qualcosa se non ci fosse stata, ma il fatto che sia arrivata soltanto adesso non può che destare qualche sospetto, come se si volesse rinfrescare la pista everiva nel momento in cui sta perdendo quota. E’ tutta la storia  che è strana, troppo perfetta. E’ come dire: visto che può essere così, può essere anche simulato così. Poi, la Fai è una scatola vuota in cui ci si può mettere di tutto”.

Quindi, secondo lei, quale sarebbe la pista da seguire?

“Beh, io tenderei a privileggiare la pista interna a Finmeccanica. Ti ripeto, il fatto che sia arrivata la rivendicazione da parte della Federazione Anarchica Informale non vuol dire niente, anzi, fa sospettare il fatto che sia arrivata soltanto adesso”.