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JP Morgan e il buco da due miliardi

14 May 2012versione stampabile

Alessandro Grandi

Troppo fiducia nei propri dirigenti, investimenti e scommesse sbagliate. I maghi della finanza di J P Morgan non sono infallibili e la conferma arriva dal buco da due miliardi di dollari causato dal Chef Investiment Office.
L’intenzione dei vertici di J.P Morgan era quella di tentare di coprire la banca dalla crisi del debito che aveva investito come un tornado l’Europa. Tutto grazie ad operazioni legate al trading sui derivati. Ma evidentemente qualcosa è andato storto e il progetto non solo non è decollato ma ha anche causato un buco da due miliardi di dollari.

La perdita di dimensioni ciclopiche ha di fatto costretto alle dimissioni tre top manager della banca, fra cui la dama di Wall Street, Ina Drew, Chef Investimente Office di Jp Morgan, in azienda da oltre trent’anni.

Proprio dalle sue stanze sarebbe iniziato il tracollo di perdite che nelle ultime due settimane ha raggiunto una media di 153 milioni di dollari al giorno, per poi arrivare anche fino a 200. Le polemiche intorno alla vicenda sono ancora solo all’inizio. Anche perché i filoni sono diversi. Uno ad esempio porta alla mancanza di correttezza nei comportamenti tenuti, in particolar modo per quanto riguarda le informative sulle perdite da rilasciare agli investitori (che devono essere tempestive). La mancanza di questo tipo di informazioni è addirittura sanzionabile.

Le autorità di sorveglianza che indagano sull’accaduto, La Financial Services Autohority di Londra e la Securities and Exchange Commission Usa, oltre ad aver scoperto la mancanza di informazioni per gli investitori, hanno anche scoperchiato un’altra realtà: l’invito a promuovere i fondi speculativi (hedge) in modo aggressivo. Cosa che avveniva da mesi.

Mai nessuno, però, si sarebbe aspettato che la JP Morgan, l’unica banca a non vedere un trimestre rosso nel periodo della crisi, arrivasse a creare un buco così ampio. Secondo l’autorevole Wall Street Journal, che ha ricostruito la storia, i capi della banca avrebbero fatto di tutto per far aumentare le operazione di hedge. Tutto all’unico scopo di rientrare da operazioni considerate eccessive sui mercati del credito.

“Fondamentalmente succede ciò che è già successo in Société Générale quello che era successo in altre banche: improvvisamente viene fuori che uno dei trader dei prodotti derivati fa una scommessa sbagliata e questo produce un buco pauroso. E’ la conferma di quanto sta succedendo nel mondo dei derivati, un mondo dove l’intero valore ammonta a 647 mila miliardi di dollari di valore nominale.” racconta al telefono Niccolò Mancini, trader a Piazza Affari.

“In ogni caso per una banca come JP Morgan non comporta niente di drammatico perché ha un utile talmente elevato che può far fronte a una perdita di questo tipo. A livello d’immagine, però, è molto pesante” continua Mancini.

Dunque, una volta ripianati i due miliardi di buco tutto tornerà come prima? “Beh, diciamo di si anche se probabilmente il buco aumenterà fino a tre miliardi. Il problema di questo tipo di operazione non è solo relazionata al buco causato, ma al fatto che sono operazioni ancora aperte e non chiuse. Quindi è evidente che in un mondo governato e guidato dalla speculazione tutti quelli che hanno saputo che JP Morgan ha delle posizioni aperte  scommetteranno contro la stessa banca. E’ altamente probabile che il buco aumenterà, proprio perché le operazioni sono ancora aperte e non si possono chiudere” dice il trader milanese, che conclude: “Questo è un tipo di finanza che è totalmente sfuggita al controllo e ha già provocato il fallimento di Leman Brothers, sta provocando il fallimento di uno Stato, la Grecia, e rischia di portare al fallimento anche Spagna e Italia. Non esiste una regolamentazione che gestisca le operazioni di questo tipo. Anche perché con leggi e regole nessuno avrebbe potuto arrivare a fare un buco da due miliardi” conclude Mancini.

Intanto, dopo aver ceduto poco più del 9 per cento del suo valore venerdì scorso, oggi il titolo J P Morgan cede il 2,13 per cento.