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Germania, il sindacalismo consensuale

15 May 2012versione stampabile

Luca Galassi

Si chiamano ‘scioperi di avvertimento’, e colpiscono singole aziende. Vengono organizzati dai lavoratori a macchia di leopardo, in giorni diversi e non bloccano mai interamente la produzione. Dall’aprile scorso, in tempi e luoghi diversi, 420mila iscritti al sindacato tedesco IG Metall hanno preso parte all’astensione del lavoro. Gli ultimi sono stati quelli della Siemens, della Man, della Continental, della Bosch e di altre ottanta società interessate dalle ristrutturazioni.

Il sindacato IG Metall, che conta 2 milioni e 400mila dipendenti metalmeccanici, è opposto da settimane ai colossi del’industria tedesca in una vertenza sui salari che finora ha prodotto un nulla di fatto. L’Ig Metall chiede per 3,6 milioni di lavoratori un aumento del 6,5 percento per 12 mesi e l’assunzione degli apprendisti. Gli imprenditori della Gesamtmetall mettono sul piatto un aumento del 3 percento per 14 mesi e una maggiore flessibilizzazione.

Le trattative per il rinnovo dei contratti, a differenza dell’Italia, si svolgono su base regionale, nei singoli Lander e nelle singole imprese. In Germania, i sindacati hanno rinunciato a molte delle conquiste degli anni ’70 e ’80, concedendo alle aziende estesi spazi di manovra nella flessibilità lavorativa. Ciò è avvenuto all’ombra della globalizzazione e della crisi economica: il settore metalmeccanico ha trovato utili compromessi con Gesamtmetall, l’associazione degli industrali, in nome di una crescita-traino in Europa. Gli operai in Germania sono linfa e volano dell’economia tedesca.

Così, è agevole derogare alla contrattazione nazionale in favore di quella locale, secondo una meccanica del consenso comune a tutta la cultura del lavoro nord-europea. Le dinamiche dell’azione sindacale, fortemente ideologizzata, in Italia si esprimono attraverso la forma-conflitto, eredità mai scomparsa del marxismo. Un’azione improntata alla lotta di classe, dove lo sciopero è interpretato come rituale – ormai simbolico – del rovesciamento del modello capitalistico. In Germania uno sciopero generale – che per legge non può avere natura politica – è uno strumento poco utile e tradizionalmente poco utilizzato.

In Germania i rappresentanti sindacali compartecipano ai consigli di sorveglianza delle aziende. Per salvare posti di lavoro e arrestare un pericoloso processo di delocalizzazione, i rappresentanti sindacali sono entrati nei processi decisionali delle aziende, contribuendo a orientare una parte – se non accettandola di mal grado – delle scelte strategiche: aumento della produttività, compressione dei salari, dimezzamento dei turni di lavoro (con integrazione salariale del governo). Per qualcuno una disfatta dei sindacati. Per altri la strada obbligata del sindacalismo consensuale tedesco per mantenere la produzione salvando il lavoro.

Il braccio di ferro tra IG Metall e Gesamtmetall non sembra tuttavia destinato a risolversi in breve tempo, né in forma concertata. Il sindacato ha promesso che gli scioperi di avvertimento proseguiranno ovunque. In vista – se l’accordo salariale non arriva – di uno sciopero generale entro l’estate.