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Colombia, fatti e ipotesi di uno strano attentato

16 May 2012versione stampabile

Stella Spinelli

Le autorità colombiane hanno preso in considerazione anche l’ipotesi che a organizzare l’attentato di ieri avvenuto nel cuore di Bogotà contro Fernando Londoño, ministro della Giustizia del governo Uribe, siano stati gruppi di paramilitari e non la guerriglia delle Farc, accusata ancor prima di iniziare a svolgere le indagini. Si è trattato – al di là dei colpevoli – di un episodio molto grave, che ha provocato la morte di due persone e una trentina di feriti. Fra questi Londoño, che fortunatamente versa in condizioni non preoccupanti. Le vittime sono, invece, due uomini della sua scorta.

Chiaramente, da ieri, le ipotesi sugli autori si sprecano, ma quella che individua la matrice paramilitare è stata rivelata a Prensa Latina da una fonte anonima vicina agli investigatori. Alla base ci sarebbe la voglia di alcuni gruppi paramilitari di vendicarsi di quell’ex ministro che li avrebbe traditi non rispettando gli accordi di un controverso processo di pace che avrebbe dovuto reinserirli nella società, e che invece molto spesso li ha abbandonati, lasciando loro solo la via del passato: tornare a formare bande criminali destinate all’intramontabile guerra sucia.
La fonte infatti ha spiegato che il processo avviato con la legge Justicia y Paz voluta nel 2005 dalla coppia Uribe-Londoño aveva permesso la smobilitazione di molti esponenti delle Autodifese unite colombiane (Auc), un grande movimento di ultradestra che ha fatto spesso il gioco dello Stato e dei poteri forti. In cambio aveva offerto benefici e denaro, che nella maggioranza dei casi mai sono arrivati. Con il risultato che 14 grandi capi paramilitari sono stati estradati negli Stati Uniti, e tutti gli altri sono rimasti con un pugno di mosche in mano. E considerandosi traditi da Uribe e compagnia è probabile che abbiano voluto rivalersi sul bersaglio più facilmente arrivabile della tanto odiata coppia.

Una ricostruzione che non fa una piega alla quale, però, se ne aggiunge un’altra, e anch’essa allontana sempre più la probabilità della matrice guerrigliera. L’attentato nel quartierie finanziario della capitale contro l’ex ministro altro non è se non il tentativo di bloccare la discussione sul Marco para la Paz, che proprio ieri pomeriggio avrebbe dovuto affrontare il suo sesto dibattito in vista dell’approvazione. Si tratta di un atto legislativo promosso dal governo Santos per creare le condizioni legali per una eventuale negoziazione con le Farc. E ieri era proprio il termine ultimo per discuterlo, pena la decadenza.

Si tratta di un progetto che sin da subito l’ex presidente Uribe ha rigettato, perché vede in questa riforma costituzionale la maniera giusta per far sì che i comandanti guerriglieri firmino la pace con il governo, restando liberi e potendo, quindi, darsi alla politica. Con frenesia, quindi, Uribe ha fatto pressione per costruire una squadra anti Marco fra i deputati del partito della U, in un chiaro intento anti-santismo. Fra i principali sostenitori esterni di questo complotto, l’amico di sempre Fernando Londoño, che anche in un editoriale di ieri aveva criticato ancora una volta il progetto.

E qui c’è la chiave di lettura più affascinante e probabile. Il fatto che il Marco andrà a beneficiare proprio le Farc e le Eln, esclude i due gruppi armati dalla lista dei sospettati. E per più motivi. Se infatti Londoño ha in passato ricoperto un ruolo chiave nell’uribismo (e quindi è odiato dalla guerriglia), adesso non ricopre nessun ruolo politico rilevante. Certo, il suo programma radiofonico, Hora de la Verdad, è un megafono anti-Farc, ma non è un uomo senza il quale migliorerebbe qualcosa per la guerriglia. E come dimenticare, poi, che quello stesso programma radio è anche il pulpito dal quale partono le critiche più veementi contro il governo dell’ex alleato ed ex amico Juan Manuel Santos e in particolare contro la Ley de víctimas e il Marco para la Paz? Tutti motivi, questi, che scagionano – per lo meno sulla carta – le Farc, che pur mantengono mille ragioni per odiare l’ex ministro, ma che nessun profitto avrebbero tratto dalla sua eliminazione.

Invece – come era facilmente prevedibile – l’attentato ha talmente scioccato l’opinione pubblica e dunque il Parlamento, che – quale risultato immediato – è andato a minare alla radice la costruttiva discussione sul Marco para la Paz. Gli ultraconservatori uribisti hanno tentato con ogni mezzo di affondare il progetto di legge, appellandosi al fatto che concederebbe l’impunità proprio a chi è capace di azioni simili. Poco ha importato loro che le indagini fossero in alto mare e che nessuno avesse rivendicato l’atto. Per molte ore ieri il Marco è rimasto in bilico e solo all’ultimo è stato approvato grazie al buon senso della maggioranza del Congresso.

“L’attentato contro Londoño – ha precisato a E-On line Cesar Jerez, direttore di Prensa Rural, il media alternativo più letto della Colombia – potrebbe facilmente essere visto come parte di una escalation delle Farc per riprendere posizioni politiche e militari proprio nel giorno in cui si inaugurava il Tlc con gli Stati Uniti. Ma potrebbe anche essere un’azione di forza dell’estrema destra, che si oppone a qualsiasi soluzione politica e negoziata del conflitto e che vede nel Marco para la Paz, approvato ieri sera dopo l’attentato e nonostante i suoi tentativi di affossarlo, una manovra di Santos per arrivare a un processo di pace con le Farc. Una ipotesi probabile, nonostante tutti i limiti che il Marco ha al suo interno – ha aggiunto –. L’estrema destra ha paura di questa legge, ma in realtà, se pur dettata dalla volontà di pace e di trovare un’uscita negoziata al conflitto, non è poi così giusta, anzi garantisce impunità proprio a coloro che gli uribisti rappresentano. Perché non avendo mai coinvolto la società civile nella discussione per stilarla, questa legge non contempla soluzioni a tematiche critiche e fondanti per una pace vera e duratura come quelle sui crimini di lesa umanità e di terrorismo di Stato commessi dal potere costituito, appunto. Dunque potrebbe in realtà essere un nuovo meccanismo di impunità proprio per i carnefici di sempre senza in realtà ben delineare una veloce uscita politica dalla guerra interna”.