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Arabia Saudita – Bahrein: prove di annessione

17 May 2012versione stampabile

Christian Elia

Un’immagine, negata, non è meno forte. Un’immagine, celata, anche nella società del visuale, racconta una realtà, che nessuno può negare. Magari nascondere, ma negare no. I 1500 militari sauditi delle forze speciale che, mesi fa, hanno passato il confine per entrare il Bahrein, correndo in soccorso della monarchia locale, cinta d’assedio dalle proteste degli sciiti, hanno segnato una svolta.

credit: FAYEZ NURELDINE/GettyImages

 

L’inizio di un percorso che, nel corso del meeting del paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, in corso a Riad, in Arabia Saudita, dovrebbe terminare in una fusione tra due paesi: Bahrein e Arabia Saudita. Un’operazione davvero impensabile, fino a qualche anno fa, ma che finisce per essere molto meno inattesa di quanto si possa immaginare. Le rivolte arabe, con dinamiche ancora tutte da analizzare, hanno innescato un processo irreversibile, che si innesta sul cataclisma nel mondo islamico iniziato nel 2003, quando il rovesciamento di Saddam Hussein ha per sempre mutato un equilibrio di potere tra sunniti e sciiti.

Un processo che, tra le sue mille sfaccettature, ha spostato per sempre l’asse del potere in Bahrein. Tra le monarchie del Golfo Persico, bastione del potere sunnita, il Bahrein è l’unica che è sbilanciata, in quanto la maggioranza della popolazione è sciita. Per un anno gli sciiti sono scesi in piazza a Manama, chiedendo una riforma democratica del reame, che portasse gli sciiti ad avere pari dignità civica rispetto ai sunniti. L’Arabia Saudita, che ritiene l’Iran il vero ispiratore di questo movimento revanscista sciita in tutta la regione, non può stare a guardare: mette a tacere le belle coscienze occidentali, in prima fila nel condannare i regimi di Libia e Siria, ma prontissime a guardare da un’altra parte quando a essere arrestati, uccisi e torturati sono gli sciiti del Bahrein.

Solo che la repressione non basta. Il Bahrein, come ha dimostrato la mobilitazione in occasione del Gran Premio di Formula 1, è una polveriera. A Riad, nell’ambito di una tensione crescente con l’Iran e nell’ottica di un avvicinamento di Teheran a Baghdad, non possono far finta di niente. Ecco il piano: il Bahrein viene assorbito, gli equilibri demografici si riassettano, e la fortezza sunnita nel Golfo è al sicuro.

Samira Rajab, ministro dell’Informazione del Bahrein, ha tenuto a specificare che l’eventuale unione non ridimensionerebbe la sovranità dei due stati, che manterrebbero due seggi all’Onu, ma ”comporterebbe un coordinamento in politica estera, in materia di sicurezza, militare ed economica”. Traducendo, significa schiacciare l’opposizione in Bahrein con mezzi ben più pesanti. ”Dal Gran Premio sono almeno duecento le persone arrestate, che si aggiungono agli altri 700 oppositori arrestati primi”, ha dichiarato Abdul Jalil Khalil Ebrahim, leader di al-Wifaq, partito di opposizione in Bahrein. Uno di loro è Nabeel Rajab, direttore del Centro per i Diritti Umani del Bahrein, arrestato una settimana fa che si è visto allungare la detenzione senza processo.

Il presidente Usa Barak Obama, una settimana fa, ha sbloccato la fornitura di armamenti per unità navali al Bahrein che aveva sospeso per le pressioni delle lobby che si battono per i diritti umani. La Casa Bianca ha spiegato che il Bahrein, dove stazione la V^ flotta Usa, è troppo strategico per non sostenerlo. Con buona pace dei cittadini del Paese.

In caso di annessione come reagirebbe l’Iran? Per il momento nessun commento da Teheran, ma in compenso parla l’imam Moqtada al-Sadr, sciita iracheno vicino all’Iran, che dall’Iraq fa sapere: ”L’unione tra Arabia Saudita e Bahrein sarebbe in realtà un’occupazione che non trova l’accorod dei popoli dei due paesi”, ha dichiarato Moqtada. ”Contro questa occupazione, gli sciiti si ribellerebbero”.