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Cile, studenti in piazza mettono il governo all’angolo

17 May 2012versione stampabile

Stella Spinelli

Ancora manifestazioni studentesche per chiedere istruzione gratuita, pubblica e di qualità. Sono scesi in piazza a migliaia, andando incontro alla solita repressione in stile Pinera, che ha provocato il bilancio finale di 70 arrestati e tre feriti.

MARTIN BERNETTI/Staff Getty Images

Migliaia di giovani con slogan e striscioni sono scesi nelle vie principali di Santiago, ma anche in molte altre città, come Valparaiso e Concepcion, per dire no alla proposta di riforma dell’Istruzione presentata dal Governo e ritenuta povera e insufficiente dal movimento studentesco che, in particolare, rigetta la riforma tributaria che non aiuta a migliorare l’accesso all’istruzione.

Dai primi mesi del 2011 – quando tutto iniziò – sono oltre 40 le manifestazioni organizzate dagli studenti cileni, spesso appoggiati anche da ampi settori del mondo del lavoro, mentre dall’inizio dell’anno è la seconda. Partiti come al solito da Plaza Italia, i ragazzi di Santiago hanno sfilato per la Avenida Alameda fino alla Stazione Mapocho, dove i leader della Federazione studentesca del Cile (Confech) hanno chiesto al Congresso di respingere il disegno di legge presentato dall’Esecutivo.

Si tratta della proposta che vede lo Stato incaricato ad assumersi la gestione dei prestiti universitari destinati alle rette in uno dei sistemi più privatizzati e cari al mondo, a condizioni migliori di quelle offerte finora dalle banche. Ma il principio non cambia. Nessuna iniziativa per renderlo gratuito o quantomeno per abbassare i prezzi. Si abbassano gli interessi, tutto qua. Il principio non cambia. Secondo il Governo, invece che indebitarsi con le banche, gli studenti dovranno farlo con lo Stato, continuando a impiegare poi una vita per tornare a essere liberi.

Come può dunque la Confech dire sì a una proposta che nega la sua principale rivendicazione? Da oltre un anno questi giovani scendono in piazza affinché tutti i ragazzi cileni abbiano le medesime opportunità di studio, al di là delle famiglie di provenienza. Finora, a causa di un sistema formativo coniato dal regime di Pinochet, sono stati completamente tagliati fuori i settori giovanili proletari e gran parte di quelli delle classi medie. Ora basta. “Stiamo chiedendo una riforma tributaria che distribuisca la ricchezza in Cile affinché l’istruzione sia garantita”, ha detto nel suo intervento finale, al termine del corteo, il leader della Confech, Gabriel Boric, denunciando che invece la riforma fiscale continuerà a beneficiare solo i settori più ricchi.

Testa avanti e nessuna intenzione di cedere, fino a che il settore educativo non subirà la rivoluzione necessaria. “Continueremo a ribellarci – ha precisato Boric -. Quello che abbiamo fatto lo scorso anno con le mobilitazioni è stato andare piano piano in contro ai limiti del possibile. Ma noi studenti non stiamo qui per fare la politica del possibile, vogliamo oltrepassare quei limiti”. E il governo? Non sapendo più che pesci prendere, ha deciso di inviare i soliti carabineros che hanno investito molti manifestanti con idranti e cariche.

Alla giornata di protesta hanno partecipato anche gli studenti delle scuole secondarie iscritti al Coordinamento nazionale studenti secondari (Cones) e all’Assemblea coordinatrice degli studenti secondari (Aces). Dal canto suo, la portavoce di Aces, Eloísa González, ha voluto richiamare l’attenzione propri su questa categoria scolastica: l’istruzione media e di base.

“Ciò che abbiamo ascoltato finora sono solo misure per il finanziamento dell’educazione superiore e il conflitto più grande si produce per l’insegnamento medio, ma questi compagni arrivano all’università senza essere preparati”, ha spiegato. È dunque necessario secondo la rappresentante Aces insistere per ottenere l’educazione statale gratuita e pubblica.