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Mladic, quel pasticciaccio brutto dell’Aja

17 May 2012versione stampabile

Christian Elia

Eppure il tempo per imbastire il procedimento non gli è mancato di certo. Sembra incredibile, ma è accaduto davvero. La corte dell’Aja che giudica Ratko Mladic, il boia di Srebrenica, ha rinviato oggi 17 maggio sine die il processo per crimini di guerra e contro l’umanità.

ELVIS BARUKCIC/GETTY IMAGES

 

Dopo una sola udienza, celebrata ieri, tra tensioni e polemiche, Alphons Orie, presidente del tribunale speciale per i crimini nella ex Jugoslavia commessi durante il conflitto degli anni Novanta, confluita nel Tribunale Penale Internazionale, ha dichiarato: ”La corte ha ritenuto opportuno sospendere la presentazione delle prove dell’accusa, il processo è rimandato a data da definire”.

Che succede? In sostanza per ora salta di sicuro l’udienza del 29 maggio, quando dovevano comparire i primi testimoni. La corte, già ieri, aveva riconosciuto che l’accusa aveva commesso un errore nella trasmissione di alcuni documenti alla difesa. Gli avvocati di Mladic lunedì scorso avevano chiesto un aggiornamento di sei mesi.

Il presidente Orie, sopravvissuto a una richiesta di rimozione per conflitto di interessi, in quanto olandese, Paese che con un suo contingente Onu mancò di proteggere le vittime civili di Srebrenica nel 1995, ha ammesso che l’accusa ha mancato nel trasmettere per tempo alla difesa di Mladic gli atti. Anche la procura, guidata da Serge Brammertz, ha ammesso l’errore.

Di tutto questo il 70enne Mladic pare non rendersi conto, privo di emozioni di fronte alle prime testimonianze presentate ieri dal procuratore Peter McCloskey, che ha mostrato un filmato di un’esecuzione di massa di musulmani bosniaci. L’unico cenno di vita, il generale l’ha riservato ai parenti delle vittime, con le quali ha assunto un atteggiamento sprezzante e minaccioso.

”Si tratta di un processo molto importante poiché la giustizia ritiene Mladic, quale comandante dei serbi di Bosnia, e Radovan Karadzic, quale architetto della politica di pulizia etnica, esponenti dello stesso progetto criminale”, aveva affermato affermato Brammertz alla vigilia del processo a Mladic, garantendo un processo equo. Oggi tutto il procedimento pare a rischio, come è stato fino a ora per Karadzic, Vojslav Seselj, comandante di paramilitari serbi durante la guerra e per l’ex presidente Milosevic, morto in carcere prima di una sentenza.

Il timore più grande è che anche per gli altri processi non si arrivi mai a una sentenza. Una delle sopravvissute di Srebrenica, Hatidza Mehmedovic, ha detto: “Ho sepolto entrambi i miei figli e mio marito. Ora vivo sola, con il ricordo dei miei bambini. Dio li giudicherà”. Sempre che non ci siano problemi procedurali.

One Response to Mladic, quel pasticciaccio brutto dell’Aja

  1. Ale

    17 May 2012 at 14:35

    Un enorme e caldo Grazie che vi state occupando anche di questa triste realtà.