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Argentina, Repsol si rivolge ai tribunali

18 May 2012versione stampabile

Alessandro Grandi

AFP PHOTO / DANIEL GARCIA (Photo credit should read DANIEL GARCIA/AFP/GettyImages)

La battaglia che vede contrapposti da un lato il governo argentino e dall’altro la Repsol con i suoi azionisti non terminerà tanto facilmente. L’azienda petrolifera spagnola insieme alla Texas Yale Capital, uno dei suoi azionisti, hanno deciso di depositare presso un tribunale di New York una denuncia contro l’esproprio effettuato dall’esecutivo di Buenos Aires qualche settimana fa.

La denuncia depositata chiede esplicitamente che si riconosca l’obbligo del governo argentino ad effettuare un’Opa (offerta pubblica d’acquisto), come da accordi stipulati nei contratti firmati fra le parti. Inoltre, nella denuncia c’è la richiesta di un risarcimento per i danni causati. Una vicenda molto lunga, dunque. Dalla Repsol di sicuro non si sotterra l’ascia di guerra, tutt’altro. Il suo presidente Antonio Brufau, ha fatto sapere che la compagnia è disposta a perseguire in ogni tipo di sede legale il governo argentino. Nel frattempo, oltre al tribunale di New York, il contenzioso è giunto alla Banca Mondiale, sul tavolo dell’arbitrato internazionale sugli investimenti della Ciadi (Centro Internacional de Arreglo de Diferencias Relativas a Inversiones).

La disputa a detta degli esperti potrebbe non essere di facile risoluzione. Lo statuto della nazionalizzata Ypf ad esempio, è chiaro e obbliga l’esecutivo a lanciare una Opa per riprendere possesso dell’impresa. Oltretutto specifica il meccanismo con cui si fissa il prezzo delle azioni stesse. Per gli avvocati della compagnia petrolifera spagnola, l’esecutivo di Buenos Aires avrebbe aggirato alcuni obblighi contrattuali nel momento in cui ha avuto inizio la nazionalizzazione.

Non solo. Il pool di avvocati che sta seguendo la vicenda per conto di Repsol sostengono che il governo argentino abbia messo in atto una campagna il cui obiettivo era quello di far abbassare il più possibile il valore delle azioni. Il botta e risposta fra governo argentino e compagnia petrolifera andrà avanti ancora a lungo. Ora la parola spetta ai tribunali.