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Colombia, sovranità San Andrés: all’Aja l’ardua sentenza

20 May 2012versione stampabile

Stella Spinelli

Qualche giorno fa, la Corte internazionale di Giustizia dell’Aia ha avviato il procedimento per deliberare sul litigio storico fra Nicaragua e Colombia sulla sovranità delle isole Roncador, Quitasueño e Serrana territori colombiani del dipartimento di San Andrés e Providencia, nel mare dei Caraibi.

Foto di Flowizm

Ma a inquietare gli analisti colombiani per quel che potrà essere la decisione dell’Aia è il coinvolgimento – quale ministro interessato – di María Ángela Holguín, attuale capo del dicastero degli Esteri di Bogotà, e appartenente a una famiglia legata a doppio filo ad alcuni degli episodi più incresciosi della storia della politica estera colombiana. E il fatto che abbia precisato “Nessuno è preparato a sentirsi dire ‘questo pezzo di terra non è vostro’, ma non dimentichiamo che qualsiasi cosa può succedere”, non depone certo a suo favore. Tanto che molti in Parlamento ne hanno già chiesto le dimissioni. Insomma, se il Nicaragua dovesse vincere l’eterno litigio, non sarebbe la prima volta che la Colombia andrebbe a perdere territori durante la gestione di un Holguín e l’evento passerebbe alla storia come l’ennesima ‘Holguinadas’. Ma quali sono i precedenti?

Il fratello del bisnonno dell’attuale ministro degli Esteri, Carlos Holguín Mallarino, sebbene non abbia mai autorizzato nessun trattato che cedesse territori, firmò mentre era presidente la consegna volontaria di parte del patrimonio colombiano. Questo Holguín, che prima di diventare presidente era – guarda caso – ministro degli Esteri, fu colui che riallacciò le relazioni diplomatiche con la Spagna, rotte dall’indipendenza. In cambio la Colombia ricevette la sovranità su La Guajira, penisola che era contesa anche dal Venezuela, decisione che il presidente Holguín ricompensò ossequiando la Corona spagnola con il Tesoro Quimbaya, composto da 122 pezzi unici di oreficeria preispanica. Un gesto che gli ha portato la condanna della storia. E, ironia della sorte, fra i territori ricevuti grazie alla mediazione spagnola, c’erano anche gli isolotti di Los Monjes, territorio che mezzo secolo dopo un altro Holguín cedette al Venezuela dopo che Caracas decise di occuparlo. Era il 1952, quando l’allora cancelliere Juan Uribe Holguín emise un comunicato in cui diceva: “Los Monjes sono formazioni rocciose disabitate senza valore economico apparente”. A quel punto il Venzuela impiantò un faro sulle isole, occupandole. Ma, constatato che Bogotà non aveva poi così tante chances per vincere la contesa, Holguín affermo che la Colombia non aveva niente da obiettare sulla sovranità degli Stati Uniti di Venezuela sull’arcipelago de Los Monjes”. Una cessione arbitraria, fatta senza nemmeno consultare il Parlamento, e senza però che il presidente della Repubblica – Roberto Urdaneta Arbalaez, sposato per altro con Clemencia Holguín, figlia dell’ex presidente Carlos – muovesse un dito per impedirglielo.

Ma anche lo stesso bisnonno dell’attuale ministro, Jorge Holguín Mallarino, prima cancelliere poi due volte presidente, ha la sua buona dose di pasticci territoriali, in quanto è parzialmente responsabile addirittura della perdita di Panamà e di parte dell’Amazzonia. Fu, infatti, colui che rappresentò il governo in due importanti accordi sui confini statali: il famoso trattato Thompson-Urrutia e quello Salomon-Lozano, seppur non firmandoli di proprio pugno.

Con il primo, venne ratificata la separazione di Panamà, i nuovi confini colombiani e l’indennizzo pagato dagli Stati Uniti alla Colombia. Con il Salomon-Lozano, vennero stabiliti i confini con il Perù, dopo decadi di conflitti e invasioni reciproche. Per entrambi i paesi si trattò di un accordo controverso, perché entrambi persero territori a causa di alcune negligenze diplomatiche. La Colombia si assicurò l’egemonia sul “Trapezio amazzonico”, la il trattato venne criticato perché ufficializzò il dominio peruviano su altri territorio in Amazzonia, pur storicamente e culturalmente colombiani.

E adesso? L’uscita di Maria Angela Holguín è stata considerata un autogol giuridico non da poco. Secondo quanto riporta la Silla Vacia, l’analista Vicente Torrijos precisa che la gravità delle dichiarazioni stanno nel fatto che evidenzia un disfattismo giuridico e politico di cui si approfitterà la controparte nicaraguense. Inoltre, definendo le sentenze della Corte dell’Aia “salomoniche” ha praticamente detto che qualsiasi argomento che verrà scelto dalla Corte per difendere l’interesse nazionale colombiano non sarà sufficientemente solido.

Un passo falso che sicuramente farà perdere consensi al ministro, nonostante per ora perdere questi cayos caraibici non implica nessuna grande perdita economica. È infatti possibile, infatti, che la Cuenca de los Cayos possieda fino a 6mila milioni di barili di petrolio. E a quanto dichiarato alla Bbc Mundo dall’incaricata ai megaprogetti energetici del Nicaragua, Iris Valle, “già sono stati identificati giacimento petroliferi di buona qualità a solo dieci chilometri dalla zona contesa. Non è stata ancora quantificata, ma la qualità è ottima. E può essere anche che ci sia del gas”. Per questo il Parlamento colombiano deve tenere bene sott’occhio Maria Angela Holguín e scongiurare ogni altra holguinada.