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Brindisi, un pomeriggio di ordinaria follia

21 May 2012versione stampabile

Mario Di Vito
@delniente

CARLO HERMANN/AFP/GettyImages

Tutto comincia con la pubblicazione di alcune foto. “E’ lui, il killer di Brindisi”. Una figura sfocata che si intuisce nel bianco e nero della telecamera di sorveglianza. I capelli brizzolati, la mano destra in tasca. Passano poche ore e mentre la piazza di Brindisi si riempie per il funerale di Melissa Bassi, unica vittima dell’attentato di sabato, cominciano a rincorrersi le voci. In pochi minuti emergono nome, cognome, altezza, professione, stato civile e altri particolari fisici del presunto attentatore. La Rete esplode tra rabbia e indignazione, i siti internet dei principali media del Paese fanno titoli sempre più clamorosi. Poi, parlano gli inquirenti: non abbiamo fermato alcun sospettato, si tratta di semplici controlli di routine in seguito a una segnalazione. Ad ogni modo, che a metà pomeriggio l’uomo del video e suo fratello fossero dentro la questura sembra confermato.

In realtà, l’indagine rimane ancora sterminata. Rispetto a sabato le ipotesi, invece di restringersi, sono aumentate a dismisura. Si è passati in rapidissima successione dalla mafia al terrorismo, dal movente passionale al singolo che ha agito perché folle. Gli investigatori non possono che rispondere a tutti con la stessa formula: “non confermo, né smentisco”, la variante giudiziaria del “non sappiamo ancora bene che pesci pigliare”. Così, mentre la rabbia della gente cresce sempre più, scoppia anche una guerra interna agli organi inquirenti. Già, perché mentre la procura di Brindisi smuove mari e monti per venire a capo di qualcosa nel minor tempo possibile, la Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce ha già preso il controllo delle operazioni. L’unico elemento certo – al momento – è il capo d’accusa: strage con finalità di terrorismo. Chi cerca di buttare acqua sul fuoco è il ministero degli Interni. Proprio Anna Maria Cancellieri, infatti, ha escluso che ci possano essere legami tra l’attentato a Brindisi e il caso della gambizzazione di Roberto Adinolfi. “Occorre grande fermezza e determinazione – ha detto il ministro –. Lo Stato c’è ed è molto unito. Oggi si è saldato un incontro unitario tra magistratura e forze dell’ordine senza fatture. Dobbiamo stare sereni e lavorare con tranquillità”. Parole che sembrano più un auspicio che un dato di fatto.

Ma, al di là della commozione e delle beghe investigative, ciò che sta emergendo dalla vicenda di Brindisi è un drammatico ritorno all’irrespirabile clima che l’Italia ha respirato per gran parte della sua storia repubblicana. L’aria è quella tesa dei giorni peggiori, una fase che sembrava morta e sepolta con tutti i suoi misteri – quella delle stragi e degli attentati – sembra essere tornata in grande stile, con le ombre che si allungano sempre di più sul futuro del paese. La grande paura, insomma, è proprio il ritorno di una paura diffusa e generalizzata, a suo modo folle, che può partire in un momento qualunque di un giorno qualunque. Anche andando a scuola in un’assolata mattinata di metà maggio.