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Usa, la Nato che verrà

21 May 2012versione stampabile

Gabriele Battaglia

Sempre meno un’alleanza che rappresenta un blocco di nazioni, sempre più la tutrice dell’ordine globale nel 21esimo secolo. Se non ce ne eravamo accorti di già, ieri a Chicago è stato ratificato nero su bianco: la Nato intende diventare il gendarme del mondo e si dà una forma flessibile, multipolare, elastica, a rete, per intervenire là, dove richiesto, mobilitando gli eserciti di Paese che all’Alleanza strettamente intesa non hanno mai aderito, dall’Asia Centrale al Nord Africa, passando per l’Europa dell’Est.
Con le Nazioni Unite, l’ente (ex) Atlantico “ha sviluppato stretti rapporti di lavoro” – parole del segretario Rasmussen – il che lascia intendere un equiparazione di fatto.

Un’alleanza che sembra corrispondere totalmente alle esigenze della Casa Bianca: condividere costi e responsabilità, ottimizzando i benefici. Tant’è che su La Stampa, Anne-Marie Slaughter, ex direttore della pianificazione politica al Dipartimento di Stato Usa, magnifica questa nuova Nato “a rete”, concepita a partire da “un centro di gestione globale delle crisi e delle operazioni che riunisce le competenze civili e militari sull’individuazione delle crisi, la pianificazione, le operazioni, la ricostruzione, e la capacità di stabilizzazione secondo modalità esplicitamente progettate per collegare il quartier generale della Nato in Europa, al ‘mondo della rete'”.

Si lancia così la parola d’ordine di “smart defense” con oltre 20 progetti multinazionali, tra cui il sistema di sorveglianza con droni (Ags) a Sigonella, e l’acquisto di robot sminatori.
Su questo ombrello “smart” e multipolare, veglierà lo scudo anti missilistico che – si apprende da Chicago –  entro il 2015 sarà in grado di difendere i Paesi e le popolazioni dei 28 alleati dalla minaccia crescente di testate da “vicinì ostili”.

Data la natura elastica e multiforme del nuovo gendarme globale, di potenziali “vicini ostili”, a parte i residui rough State, sembrerebbero rimanere solo Russia e Cina. Sulla definizione di “ostilità”, verremo invece edotti in corso d’opera.
Intanto è confermata la roadmap per l’Afghanistan. Prima dell’inizio del vertice – contestatissimo da migliaia di manifestanti – Obama ha incontrato il presidente afghano Hamid Karzai. “Il mondo sostiene la strategia di transizione della Nato per mettere fine alla guerra entro il 2014”, ha detto al termine. “Siamo sulla buona strada, ma ci aspettano ancora giorni difficili e resta ancora molto lavoro da fare”. La Francia, per bocca del neopresidente Hollande, ha a tal proposito ricordato che “non è negoziabile” la decisione di ritirare le proprie truppe entro la fine del 2012. Prime smagliature nella nuova rete “smart”.