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Germania, intrigo internazionale per il caso Watson

23 May 2012versione stampabile

Gabriele Battaglia

Arrestato dai tedeschi su richiesta costaricana ma su mandato giapponese. È lui, lo stesso capitano ed ecoguerriero di Sea Shepherd, Paul Watson, a suggerire questa triangolazione persecutoria mentre si trova ai domiciliari proprio in Germania, in attesa di sapere se la richiesta di estradizione della Costa Rica sarà accettata.
Alla Tv australiana Channel 7, Watson, che è cittadino canadese, ha dichiarato: “Trovo molto interessante che l’ordine di estradizione sia stato emesso nell’ottobre 2011, esattamente nello stesso momento in cui i giapponesi hanno presentato una causa civile contro di noi in un tribunale di Seattle”.
Watson, 61 anni, è stato arrestato a Francoforte il 13 maggio. È rimasto una settimana in prigione prima di ottenere i domiciliari. Ha detto di temere per la propria incolumità, se estradato in Costa Rica e trasferito in una prigione per detenuti comuni.

Il procedimento della Costa Rica riguarda un’operazione in alto mare contro lo “shark finning” – la pratica di recidere la pinna degli squali per poi ributtarli in acqua – che risale al 2002. Watson è accusato di “aver messo in pericolo l’equipaggio di una nave” costaricana, la “Varadero”.
L’incidente sarebbe avvenuto al largo del Guatemala.
Secondo Watson, la Varadero stava compiendo operazioni di pesca illegali. I marinai costaricani si sarebbero poi rivolti a una nave da guerra guatemalteca che incrociava in quelle acque, accusando Sea Shepherd di avere cercato di ucciderli.
“Eravamo sulla nostra rotta verso la Costa Rica nel 2002 – dice oggi l’ecoguerriero – e dato che eravamo di passaggio nelle acque del Guatemala, ci siamo imbattuti in una nave costaricana che stava asportando pinne degli squali nelle acque guatemalteche. Adeso la Costa Rica dice che ci siamo fatti giustizia da soli. Non è vero”. L’incidente è stato anche ripreso nel film “Sharkwater”, del biologo marino e regista Rob Stewart.

Nel giugno 2006, le autorità del Paese latinoamericano hanno emesso un mandato di arresto internazionale per Watson, accusandolo di essere contumace per non essersi presentato a un’udienza. Watson afferma tuttavia di non essere mai stato informato sulla data del processo.
Nell’ottobre 2011, un tribunale costaricano ha firmato una richiesta di estradizione per il fondatore di Sea Shepherd. Tuttavia, il 2 marzo scorso, l’Interpol ha rilasciato un comunicato nel quale spiegava che  non avrebbe emesso nessun “allarme rosso” – una procedura standard per gli arresti internazionali – in quanto la richiesta della Costa Rica non soddisfaceva le linee guida stabilite dallo statuto dell’Interpol.

Il capitano aggiunge che “il Giappone sta spendendo un sacco di soldi per cercare di fermare il nostro intervento contro le loro attività di caccia illegali nell’Oceano Antartico, e io non sarei sorpreso se c’entrasse in tutto questo”.
La Guardia Costiera giapponese dichiara all’Afp di avere cercato di “localizzare, identificare o ottenere informazioni” su Watson attraverso l’Interpol, ma si rifiuta di commentare il caso.
“Il governo del Giappone – dice un portavoce – non ha ricevuto alcuna informazione ufficiale circa l’arresto del signor Watson o il suo rilascio. Non siamo in grado di fare un commento”.

“Sono agli arresti domiciliari in Germania, quindi dovrò aspettare di vedere se c’è una soluzione politica o giuridica, comunque ci batteremo contro l’estradizione in Costa Rica. Penso comunque che la faccenda possa essere risolta”, dice Watson all’emittente australin.
“Ad ogni modo, le nostre campagne continueranno con o senza di me e quindi le nostre navi torneranno nell’Oceano del Sud in dicembre per ostacolare ancora una volta le operazioni di caccia giapponesi”.
Lo scorso inverno, le baleniere giapponesi sono rientrate nei porti con a bordo poco meno di un terzo del bottino previsto: 267 balene invece di 900.