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Usa, attivisti anti-Nato accusati di terrorismo

23 May 2012versione stampabile

Enrico Piovesana

Cinque giovani attivisti arrestati la scorsa settima a Chicago, in occasione delle proteste contro il vertice Nato, sono stati accusati di terrorismo. E’ la prima volta che le leggi anti-terrorismo adottate dopo l’11 settembre 2001 vengono applicate a militanti politici interni.

Scott Olson (Getty Images)

Brian Church, Jared Chase, Brent Vincent Betterly, Sebastian Senakiewicz e Mark Neiweem, tutti di età compresa tra i 20 e 24 anni, sono arrestati in un raid notturno della polizia in un’abitazione provata all’interno della quale c’era materiale per la preparazione di bombe molotov.

L’accusa ritene che i sei stessero pianificando di lanciare le molotov, nel corso delle manifestazioni anti-Nato, contro il quartier generale della campagna elettorale di Obama, contro la casa del sindaco di Chicago Rahm Emanuel e contro alcune stazioni di polizia.

Questo caso riporta alla ribalta l’allarme dell’Unione americana per le libertà civili (Aclu) riguardo all’eccessiva ampiezza e vaghezza della definizione legale di ‘terrorismo’ nella legislazione Usa, tale da poter essere impropriamente applicata anche ad attivisti politici interni.

Per il dipartimento della Sicurezza Interna (Dhs) è terrorismo “ogni attività che comprenda azioni pericolose per la vita umana o potenzialmente distruttive per infrastrutture critiche”.

Secondo gli avvocati difensori dei ragazzi arrestati, comunque, le molotov erano state introdotte nell’appartamento da due agenti di polizia infiltrati che si facevano chiamare Mo e Gloves, e dei quali si sono perse le tracce dopo che sono stati arrestati nel blitz.