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A Washington il conclave dei potenti

28 May 2012versione stampabile

Si terrà dal 31 maggio al 3 giugno alle porte di Washington l’incontro del Bilderberg Club: il conclave che ogni anno, dal 1954, raccoglie l’élite economica, politica e militare occidentale per discutere a porte chiuse, nella massima riservatezza, dei principali problemi globali del momento e delle politiche da promuovere nelle sedi internazionali ufficiali (Ue, Fmi, Nato, G8, G20, ecc).

Centoventi capi di Stato e di governo, ministri economici, banchieri centrali, economisti, amministratori delegati delle principali multinazionali, capi di Stato Maggiore, responsabili delle agenzie d’intelligence e direttori dei grandi network televisivi ed editoriali di Europa e Nord America sono attesi nel lussuoso hotel Westfields Marriott Washington Dulles di Chantilly (Virginia), già utilizzato dal club nel 2008.

Tra i partecipanti è prevedibile la presenza del premier Mario Monti, invitato fisso del Bilderberg insieme a Franco Bernabé (Telecom), John Elkann (Fiat) e Paolo Scaroni (Eni). D’altronde il presidente del Consiglio sarà già a Washington per il G8 che si terrà a Camp David pochi giorni prima.

Finora non sono filtrate indiscrezioni sui temi dell’incontro. L’anno scorso, al meeting tenutosi in Svizzera, si era discusso di crisi dell’euro, guerre in Afghan e Libia, rivoluzioni in Medio Oriente, social network e sicurezza informatica, sovrappopolazione e Cina.

Anche se da un paio d’anni il Bilderberg ha deciso di uscire dall’ombra che lo ha sempre circondato, pubblicando su Internet (solo dopo le riunioni) i nomi dei partecipanti e gli ordini del giorno, le decisioni prese durante i meeting rimangono coperte dal massimo riserbo e i giornalisti banditi.

Tale riservatezza, nonostante il carattere pubblico dei personaggi e soprattutto dei temi trattati, ha sempre suscitato forti critiche contro questo club, considerato da molti il più potente organo decisionale privato del mondo, una sorta di super-governo ombra sovranazionale che poco ha a che fare con la trasparenza democratica. Insomma, l’incarnazione del potere oligarchico dell’1 percento, per usare la terminologia del movimento Occupy.