home » esteri » Israele, gli eritrei neanche fuori dal proprio Paese sono liberi di protestare

Israele, gli eritrei neanche fuori dal proprio Paese sono liberi di protestare

28 May 2012versione stampabile

Lorenzo Giroffi

Photo credit should read JACK GUEZ/AFP/Getty Images

L’Eritrea, terra di facce diverse di emigrazione, con flussi differenti, di cui i vecchi emigranti, fedeli al regime, compiono una vera e propria opera di spionaggio verso i nuovi migranti, che invece fuggono dalla tremenda dittatura militare, che costringe al servizio di leva permanente, che ingabbia gli oppositori e che ha perennemente innalzato il livello di tensione verso la storica nemica Etiopia, diviene terreno di scontro anche in Israele.

Isaias Afewerki, dittatore militare dal 1993, amico di molti capi di Stato, celebrati come democratici, resta un vero e proprio incubo per molti eritrei, in fuga dal proprio Paese e poi in un continuo stadio di timore imposto dalle ragnatele di spionaggio che il regime estende in tutto il mondo. Nel giorno dell’indipendenza del proprio Paese, i migranti eritrei, che risiedono in Israele, hanno protestato contro l’ambasciata presente a Ramat Gan, affinché le autorità israeliane smettano di coprire i crimini del “regime amico”, interrompendo i rapporti amicali con il dittatore ed imponendo sanzioni economiche in grado di debellare il regime ed interrompere le violazioni dei diritti umani in Eritrea, ma soprattuto per la concessione dello status di rifugiati politici agli eritrei fuggiti dal regime.

Gli interessi strategici nell’area di certo non faranno cambiare linea ad Israele, ma, oltre le sfere fosche della geopolitica, ci sono paure, stupri, traffici di organi, che gli oppositori politici, accusati di alto tradimento, devono subire. Le proteste degli eritrei dinanzi all’ambasciata simboleggiano proprio la paura, che, stesso la loro ambasciata, impone, perché questa è semplicemente un prolungamento del regime, che tende ad identificare i dissidenti e poi a punirli.

Uno dei rappresentanti della protesta, che vuole restare anonimo per motivi di sicurezza personale e della propria famiglia rimasta in Eritrea (i familiari sono comunque perseguibili con ritorsioni) chiede alle istituzioni israeliane di concedere asilo politico. L’uomo si dice sconcertato per le resistenze d’Israele, che dovrebbe rappresentare un baluardo di democrazia ed invece nega la protezione per gente perseguitata.

Queste manifestazioni hanno attirato un’inquietante scia di odio verso gli africani presenti in Israele. Sono avvenuti scontri tra la comunità africana ed alcuni rappresentanti della destra nazionalista israeliana, tra cui anche alcuni membri del Likud, partito nazionalista liberale presente in Parlamento. Le violenze hanno colpito il quartiere dove risiede la comunità africana, con la distruzione di negozi, auto ed abitazioni. Dopo questi episodi sono stati arrestati diciassette israeliani.

2 Responses to Israele, gli eritrei neanche fuori dal proprio Paese sono liberi di protestare

  1. IsayasForLife

    1 June 2012 at 02:04

    Ho fermamente deciso di lasciare un commento a quest’articolo che altri non e’ che una distorsione di quella che e’ la realta’ Eritrea oggi.
    Da cittadina Eritrea ritengo che NESSUN inviato possa descrivere le sviluppi socio-politici del mio Paese che sono strettamente legati alle diverse dinamiche storiche alla quale Eritrea si e’ ritrovata protagonista in particolare negl’ultimi due secoli.
    Questo binomio di fattori, che non sto qui a contestualizzare, insieme alle profonde radici patriottiche e tradizioni culturali fanno dell’Eritrea il Paese con il piu’ alto tasso di sviluppo economico del 2011 e degli anni a venire.
    L’Eritrea e’ un Paese ricco in risorse che sono state scrupolosamente e strategicamente analizzate negli’ultimi 21 anni (siamo indipendenti solo dal 1991) grazie ad una politica indirizzata all’auto-determinazione guidata da Sue Eccellenza il Presidente Isayas Afeworki, un esempio di certo scomodo per chi cerca di sopprimere la crescita e lo sviluppo del Corno D’Africa e del continente in generale.

    Come qualsiasi Paese in via di sviluppo e reduce da 30 anni di guerra, l’Eritrea e’ ancora un Paese povero la cui completa espensione potrebbe prendere decenni.

    Non esistono questioni politiche in Eritrea, e trovo semplicemente vergognosa e resto indignata di fronte alla speculazione di cui l’Eritrea e’ vittima.

  2. Isayas go home

    5 June 2012 at 17:42

    scusi ma a quali distorsioni fa riferimento??
    nessuno puo descrivere la realta eritrea? bhe forse su questo ha ragione dal momento che non esiste la stampa libera e che il paese si trova in coda alle classifiche internazionali su questo tema (in compagnia della Corea del Nord); del resto guai ad innervosire il leader ed i suoi amichetti, vero? sua eccellenza?? ma cosa scrive…a me sembra solo un dittatore che pur di conservare potere non si preoccupa di compromettere gravemente il futuro del suo paese. Un paese dal quale e bene si ricordi migliaia di persone scappano con la consapevolezza di rischiare la loro vita per questo e con l’angoscia di possibili ritorsioni sulle famiglie.
    L’eritrea è un paese ricco di risorse? e quali sarebbero queste risorse? la piu importante risorse di un paese sono i suoi giovani, ma i giovani eritrei sono costretti a subire di tutto e molti scommettono la vita pur di scappare e sperare in una vita migliore.

    Lei dice che il nostro paese e povero perche reduce da 30 anni di guerra, mi permetto di farle notare che parliamo di uno stato indipendente da oltre 20anni, ed in questi anni non abbiamo visto nessuna elezione! la costituzione è rimasta sulla carta ed inattuata.
    L’eritrea è un paese povero perche non è mai uscito da un economia di guerra…ed a chi giova tutto cio? per esempio a chi ha il potere (senza aver mai vinto delle libere elezioni) e deve giustificare la sua presenza e/o i modi antidemocratici in cui tale potere viene esercitato, o sbaglio?
    Sono d’accordo con lei quando dice che non esistono questioni politiche in Eritrea….in realta non esiste la politica tout court!non esiste nessun tipo di confronto e quindi come potrebbe esistere o meglio come potrebbe manifestarsi il dissenso?