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Venezuela e Cuba contro la lezioncina degli Usa sui diritti umani

28 May 2012versione stampabile

Stella Spinelli

Gli Stati Uniti hanno appena pubblicato il loro rapporto annuale sulla situazione dei diritti umani nel mondo, puntando in particolare il dito contro il Venezuela, dove esisterebbe una “crescente concentrazione del potere”, e contro Cuba, per la “repressione sistematica” dei diritti umani. Accuse immediatamente respinte sia da Caracas che dall’isola caraibica.

Una ricerca, questa, che il dipartimento di Stato impone ogni anno come guida ai parlamentari Usa che devono decidere sugli aiuti da concedere ai paesi stranieri e che comunque non si limita a criticare solo gli stati eterni nemici, ma anche i paesi con i quali la Casa Bianca collabora fianco a fianco. In primis c’è la Colombia, che per il documento in questione continua presentando gravi problemi di impunità e un deficiente sistema giuridico “soggetto a intimidazione” e corruzione. Presente anche l’Honduras dove secondo il report si registrano persistenti violazioni dei diritti umani, che si verificherebbero anche in Messico, paese travolto dalla “lotta contro il crimine organizzato”.

ANDREW ALVAREZ/AFP/Getty Images

Come era prevedibile, questo rapporto ha provocato l’immediata reazione del  Venezuela.

La Cancillería ha emesso subito un comunicato nel quale ne rigetta categoricamente il contenuto definendolo “una pratica ricorrente, illegittima e priva di ogni valore giuridico”. Lo ha quindi definito un nuovo atto di aggressione contro il popolo venezuelano, la causa del deterioramento “delle già impoverite relazioni bilaterali e un ostacolo insormontabile per un dialogo politico rispettoso”. Secondo il ministero degli Esteri venezuelano, infatti, il governo di Hugo Chavez ha dimostrato con i fatti il suo pieno impegno a fortificare il Sistema nazionale dei diritti umani che, per mandato costituzionale, richiede il concorso di tutti i poteri dello Stato e del popolo democraticamente organizzato”. Impegno riconosciuto anche dal Rapporto del Gruppo di lavoro sul Meccanismo di esame periodico universale adottato dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite uscito lo scorso marzo.

Il Venezuela ha definito, quindi, “scandaloso” l’attitudine del governo Usa che pretende di ergersi a “giudice planetario” in materia di diritti umani, “mentre continua a non accettare la maggior parte degli strumenti del Sistema universale di promozione e protezione dei diritti umani, né i suoi meccanismi di supervisione e controllo”. Le affermazioni “irresponsabili contenute nel report costituiscono un insulto alla vocazione democratica del popolo venezuelano, un’ingerenza inaccettabile nelle tematiche interne e un attacco verso i processi elettorali che sono la massima espressione della sovranità del popolo”, conclude il documento.

Stessa reazione a Cuba. Il governo de La Havana che ha rifiutato il report e denunciato come gli Usa violentino i diritti dei popoli del mondo, detenendo un record di abusi inenarrabile. “Come accade con la ingiusta e infondata inclusione di Cuba nella lista degli Stati patrocinatori del terrorismo internazionale – ha dichiarato il Governo in un comunicato emesso dal ministero degli Esteri – il nostro inserimento in questo report non ha niente a che vedere con la situazione reale dei diritti umani nel nostro paese. Le bugie e le falsità contenute in questo documento rispondono solo alla disperata necessità del governo Usa di giustificare la crudele politica dell’embargo contro Cuba, che è condannata ogni giorno di più sia dentro che fuori gli Stati Uniti”. Quindi ha precisato che si sono registrati fondamentali passi avanti nel rispetto dei diritti umani e anzi “molti dei diritti che i cubani hanno garantiti costituiscono una chimera per la maggioranza della popolazione del pianeta, inclusa una parte importante degli Stati Uniti”. E infine precisa che “Cuba all’estero viene associata sempre e soltanto al lavoro umanitario per curare e insegnare” a differenza degli Usa le cui “avventure aggressive e interventiste continuano a fare vittime innocenti fra la popolazione civile di molte nazioni”.