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Acqua, privatizzazione con caratteristiche cinesi

29 May 2012versione stampabile

Gabriele Battaglia,
da Pechino

“Principi di mercato da introdurre nel settore idrico”. Con questa formula che ricorda decine di riforme capitaliste “secondo caratteristiche cinesi”, si preannuncia la privatizzazione dell’acqua in Cina.
Ne ha parlato a China Daily Fu Tao, direttore del centro studi per le politiche idriche dell’università Tsinghua di Pechino. Prima di lui avevano sollevato un polverone – o forse è meglio dire degli spruzzi – diversi media, descrivendo l’insostenibile situazione della rete idrica cinese, al di sotto degli standard previsti dalle stesse leggi di Pechino.

Il 1° luglio entreranno in vigore le nuove norme per l’acqua potabile e il numero di indicatori di qualità aumenterà da 35 a 106, più o meno come nell’Unione Europea, ma alcuni esperti hanno già sollevato dubbi. Il punto è che la maggior parte degli impianti cinesi di trattamento dell’acqua, si dice, non hanno mai soddisfatto neanche quelle vecchie, di norme.
Lo rivelava una ricerca ufficiale del 2009, che non fu mai resa pubblica e che oggi, con i cosiddetti “riformisti” all’offensiva in vista del futuro cambio della guardia, rispunta all’improvviso.
“Alla fine del 2009, il 98 per cento degli impianti cinesi utilizzava ancora processi produttivi vecchi di decenni”, ha scritto nel suo microblog Lan Weiguang, professore associato del dipartimento di chimica dell’Università Nazionale di Singapore.

Le statistiche pubblicate nel 2010 in un rapporto del ministero della Protezione Ambientale mostravano invece un quadro diverso, con il 76,5 per cento dell’acqua nelle aree urbane e il 70 per cento delle fonti che soddisfacevano gli standard di qualità.
Tuttavia, la non corrispondenza dei dati sarebbe dovuta ai criteri di verifica insufficienti del secondo studio, ha detto al quotidiano economico Caixin Wang Zhansheng, un altro professore di scienze ambientali della Tsinghua, esperto di questioni idriche. Impossibile da verificare.

E quindi, nel Paese nominalmente socialista ma di fatto sempre più “market oriented” si chiede di privatizzare l’acqua. Si dice che gli investimenti dei governi locali, che attualmente gestiscono il ciclo dell’acqua potabile, siano insufficienti. Ai problemi del degrado ambientale – soprattutto fertilizzanti e liquami che penetrano nelle falde – si sommano quelli connessi al trattamento delle acque e alla manutenzione delle tubature e dei serbatoi: si potrebbe risolverli con la tecnologia esistente – dicono ignoti “esperti” a China Daily – ma non si investe abbastanza denaro per comprarla, quella tecnologia.
Altri addetti ai lavori hanno dichiarato a Xinhua che soddisfare tutti gli indicatori in un solo campionamento può costare tra i 15mila e i 20mila yuan (1.900-2.500 euro). Ci vuole un test completo almeno una volta l’anno, altri vanno fatti su base mensile o settimanale; e, anche se parliamo di cifre irrisorie, la maggior parte delle città non disporrebbe di quei soldi. Strano a dirsi, nella “ricca” Cina, ma tant’è.

Così si suggerisce che una bella botta di concorrenza possa riaggiustare le cose.
Fu Tao, il docente della Tsinghua, pensa che lo Stato debba continuare a costruire acquedotti e impianti di trattamento. Ma poi dovrebbe cederne la gestione ai privati. Un ritornello che abbiamo già sentito ad altre latitudini e che non necessariamente è sinonimo di efficienza e prezzi abbordabili. Ma fa niente. I fornitori di servizi dovrebbero agire parzialmente in franchising: “Un po’ di concorrenza (nella scelta dei privati a cui affidare l’appalto) è la miglior cosa per tenere bassi i prezzi. Così il governo può concentrarsi sul controllo delle attività del privato prescelto”.
Il professore ritiene che il problema principale risieda nella “guerra ideologica” che percorre i pubblici dipartimenti, eco di divisioni alle più alte sfere: “Su questo tema sono polarizzati: o non vedono l’ora di cessare ogni investimento e di fare totale affidamento sul mercato, o rifiutano anche la sua minima presenza”.
Vogliamo scommettere che la prossima “apertura” cinese sarà la privatizzazione dell’acqua?