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Alla ricerca dei figli dei desaparecidos

30 May 2012versione stampabile

Stella Spinelli, Nicola Sessa

È partita anche in Italia la Campagna per cercare ragazzi e ragazze intorno ai 35 anni di età, figli di desaparecidos argentini, ma ignari della loro vera identità. A lanciarla due persone che vivono e hanno vissuto sulla loro pelle quello che è accaduto in Argentina oltre trent’anni fa: Estela Carlotto, presidente delle Abuelas de Plaza de Mayo – le nonne che con tenacia cercano quelli che allora erano bambini piccoli o neonati strappati ai genitori incarcerati dagli aguzzini del regime e dati in adozione a famiglie in linea con l’ideologia reazionaria – e Horacio Pietragalla, parlamentare argentino e nipote ritrovato. Anche lui, fino a pochi anni fa, non sapeva di essere figlio di desaparecidos e grazie alle Nonne è rinato una secondo volta. Ma perché una campagna del genere anche qui in Italia? Perché negli anni del default argentino a migliaia sono tornati in Europa e di queste, decine di migliaia in Italia. Fra loro è dunque assai probabile che ci sia qualche hijo de desaparecidos ignaro di tutto.

ALEJANDRO PAGNI/AFP/Getty Images

Una Campagna presentata da Cecilia Rinaldini, giornalista di RadioRai e molto adentro alle questioni argentine, e sostenuta da varie associazioni, fra le quali Amnesty International e Libera. Presente al lancio anche Massimo D’Alema: “A nome mio e di tanti colleghi esprimo solidarietà per questa battaglia. Solidarietà che viene da lontano. Con Estela ci siamo conosciuti quando l’Italia ha processato militari argentini responsabili dell’assassinio di cittadini italiani, in un processo importante che manifestò un impegno internazionale di giustizia. Siamo qui per sostenere una campagna che ha un grandissimo valore dal punto di vista della difesa dei diritti umani. Sosteniamo questa iniziativa che mira ad aiutare cittadini del nostro paese a riscoprire le loro radici e la loro vera identità cancellata dall’orrore della dittatura. La storia delle Abuelas è una delle più straordinarie e drammatiche della storia contemporanea. Drammatica perché è difficile immaginare una violazione più aberrante, e straordinaria perché la tenacia, il coraggio di queste donne hanno rappresentato un esempio mondiale. Ci sono ancora tanti uomini e donne che devono essere ritrovati. E l’Italia dovrà continuare a impegnarsi affinché sia fatta giustizia. Faccio mio anche l’impegno da parte del Comitato dei diritti umani affinché il Governo assista le persone che sono impegnate nei processi in corso contro militari responsabili dell’assassinio di cittadini italiani, anche adesso che i processi si svolgono in Argentina. L’Italia deve essere presente e assistere i suoi cittadini”.

Estela Carlotto, la presidente dalla vita intensa, per trent’anni – con le Abuelas e con le Madres de Plaza de Mayo – mai si è arresa, ha sempre lottato contro l’impunità garantita dallo Stato. Una lotta di pazienza e determinazione, nella rivendicazione dei propri diritti. E dato che finalmente i processi cominciano, può ora concentrarsi nella strenua ricerca dei nipoti, figli dei loro figli uccisi dalla dittatura. Centocinque sono stati finora ritrovati in Argentina e adesso la ricerca inizia in Italia. “Sono 35 anni che le Abuelas esistono. Abbiamo attraversato l’oceano decine di volte. Soprattutto quando la dittatura sequestrava, torturava, assassinava e ci rubava i figli e i nipoti. Il tutto in un monopolio mediatico che sosteneva che non stava succedendo niente e che eravamo delle vecchie pazze. Siamo andate in ogni paese da cui proveniamo, Italia, Spagna, Francia, dove siamo state ricevute con affetto ed ascoltate. Cosa significa il fatto che io sia di nuovo qua? Che la storia non è chiusa. Ci sono centinaia di desaparecidos che non sappiamo dove siano e se noi Nonne abbiamo già ritrovato 105 nipoti, ce ne mancano altri 400. Non sappiamo se qualcuno di loro sia o meno in Italia. Fra questi potrebbe esserci anche mio nipote Guido. Siamo tornati in Italia a chiedere solidarietà. E ringrazio con tanta emozione l’accoglienza che sempre abbiamo qui. L’Italia è anche la mia patria e il sangue di mio nipote è anche sangue italiano. E la certezza che anche il Parlamento italiano abbia deciso di accettare di seguire questa nostra campagna è cibo per l’anima”.  In base a un nuovo accordo fra i governi di Roma e Buenos Aires verranno aperti gli archivi di Stato per poter attingere a notizie preziose che sicuramente saranno utili in questa difficile ricerca. Sono esattamente 395 i ragazzi che devono essere restituiti alla loro identità e questa campagna dovrà coinvolgere tutti, cittadini e istituzioni, per rendere giustizia e trovare la verità. Quella che ha cercato e trovato Horacio Pietragalla, 35enne argentino che ha scoperto di essere figlio di due giovani scomparsi nelle gole del regime e quindi adottato da quelli che lui ha sempre considerato essere i suoi veri genitori. Finché non è cresciuto. Molto: 2 metri di altezza lui. Un metro e mezzo i suoi. Qualcosa stonava e il dubbio lo ha martoriato per anni finché la verità non è venuta a galla.

“Il significato di questa campagna è gigantesco – spiega Pietragalla – Io devo tutto alle Nonne e non è solo una frase fatta. Dal primo momento in cui ho riavuto la mia identità, ho cominciato a lavorare con loro. Grazie a loro, la mia piccola figlia ha riavuto la sua identità e la figlia di mia figlia nascerà con la sua identità. Ho quindi conosciuto la storia dei miei genitori, entrambi militanti politici. Mia madre aveva 25 anni e mio padre 26 quando sono stati sequestrati e fatti sparire. Lottavano per un paese più giusto e umano, per un’America Latina più unita e meno oppressa. In questo processo di recupero della mia identità ho potuto anche riabbracciare la mia vera famiglia e innamorarmi della politica come ne erano innamorati i miei genitori, perché è lo strumento principale per cambiare le cose. Ho anche scoperto di avere otto bisnonni italiani. Recuperare l’identità non significa solo recuperare parte della propria storia, ma capire la storia ed essere libero. E ci sono ancora 400 giovani che non possono godere di questa libertà”.

Presente anche l’ambasciata argentina in Italia che tiene a sottolineare come il suo agire in prima linea in questa vicenda rispecchi la decisione del governo di Buenos Aires di appoggiare la democrazia sulla difesa dei diritti umani. “La politica non può maturare senza che venga garantita la difesa dei diritti umani – spiega Carlos Cherniac responsabile dei diritti umani per l’ambasciata argentina – tutte le ambasciate argentine del mondo sono impegnate in questo. Useremo tutti gli strumenti per arrivare a tutti anche qui in Italia. Qualsiasi giovane che abbia un dubbio sulla propria identità basta che si rivolga a noi e noi ci attiveremo come Stato argentino. Nel frattempo creeremo coscienza del problema”. Chiunque argentino qui in Italia avesse dei dubbi e volesse saperne di più, l’ambasciata e il consolato sono puniti del kit per fare il test del Dna, il cui risultato sarà confrontato con la straordinaria Banca dati del Dna creato dalle Abuelas. Per qualsiasi informazione scrivere a dirittiumani@ambasciataargentina.it o chiamare lo 0648073300, oppure dubbio@retexi.it o chiamare il 3355866777; e infine Comision Nacional por el Derecho a la identidad: canadi@jus.gov.ar.