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Israele, restituite le salme di 91 combattenti palestinesi

31 May 2012versione stampabile

Il governo di Tel Aviv ha restituito all’Autorità Palestinese le salme di novantuno palestinesi morti nel corso di attacchi contro Israele, precedentemente sotterrati nei cimiteri per i cosiddetti “combattenti nemici”. I corpi, tra i quali quelli di alcuni attentatori suicidi, sono stati inviati in semplici bare di legno avvolte nella bandiera palestinese.
Il Capo della commisione per gli affari civili dell’autorità Palestinese ha reso noto che settantanove bare saranno trasferite a Ramallah, in Cisgiordania, mentre altre dodici andranno a Gaza in quanto i corpi appartengono a militanti del movimento islamista di Hamas che controlla la striscia dal 2006.

Il rimpatrio dei corpi è parte di un accordo per mettere fine allo sciopero della fame di centinaia di prigioneri paelstinesi e anche un gesto per ricorstruire fiducia in vista di una ripresa dei negoziati di pace. Il portavoce del governo israeliano Mark Regev ha dichiarato, ai microfoni della Bbc, che: ”Israele è pronta ad un’immediata ripresa delle trattative senza precondizioni. Speriamo che questo gesto umanitario possa aiutare il processo di pace a rimettersi in moto.” Nonostante quest’apertura, il Presidente dell’Autorità Palestinese non ha ancora dato alcuna indicazione sulla sua volontà di tornare al tavolo delle trattative, almeno fino a quando Tel Aviv non interrompe la costruzione di nuovi insediamenti in Cisgiordania.

One Response to Israele, restituite le salme di 91 combattenti palestinesi

  1. mariano

    31 May 2012 at 20:38

    se consideriamo che israele è stato creato sulla base dell’affermazione dei diritti degli uomini -dopo l’orrore dell’olocausto-, è possibile sopportare ancora che abbia una legge inumana -e che toglie, di fatto, ogni diritto- come quella che permette di tenere in carcere persone “sospette” di attività terroristica senza che mai nessuno abbia comprovato tali sospetti? i palestinesi incarcerati -in sciopero della fame- possono dare viva testimonianza di ciò che l’occidente conosce e tace; spero che la “viva testimonianza” possa ancora mantenersi viva, anche se non sono tanto ottimista.