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Guerra fra banche

1 June 2012versione stampabile

tratto da fegatoinfuga

Tutti volgono lo sguardo a Levante, sui cieli di Atene, in attesa del ciclone che potrebbe spazzare via l’euro, la moneta unica. Ma “la tempesta perfetta”, come la definisce Raj Badiani, economista della IHS Global Insight, arriva da Ponente, dalla Spagna. La forza attrattiva del gorgo chiamato Bankia potrebbe rivelarsi irresistibile e risucchiare a fondo quel che rimane dell’architettura economica e finanziaria dei paesi periferici dell’Eurozona (Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e forse anche Fancia).

Denis Doyle/Getty Images

Bankia, la terza banca spagnola, ha bisogno di liquidità immediata. Il piano prevede una ricapitalizzazione pubblica di 19 miliardi di euro. E non è detto che l’intervento di Madrid (ammesso che ne abbia la forza) possa bastare a salvare la banca nazionalizzata nel 2010 a seguito della crisi della Caja Madrid e Bancaja e di altre 5 cajas per lo scoppio della bolla immobiliare. Dopo un surreale siparietto di smentite e rettifiche tra Bce e Madrid, Francoforte ha fatto intendere che i capitali richiesti non potranno arrivare dall’Eurosistema. D’altro canto, la cancelliera tedesca Angela Merkel, una volta di più ha chiarito – nel corso della conference call con Hollande, Obama e Monti – che mai e poi mai i tedeschi avrebbero versato un solo euro nella banche spagnole.

La rapidissima evoluzione della crisi finanziaria ed economica dell’euro non richiede un enorme sforzo di memoria per mettere in fila gli eventi e ricavarne che la crisi nasce nei caveau delle banche. I mille miliardi di euro regalati dalla Bce tra dicembre e febbraio scorsi sono svaniti nel nulla: si diceva che quella enorme somma avrebbe dovuto far ripartire l’economia reale, aiutare le famiglie e le imprese allentando la morsa del credit crunch: così non è stato e così non era perché si trattava di una bugia. Quei mille miliardi di euro avevano lo scopo – disperato – di tappare i bilanci disastrosi di molti istituti di credito europei. L’obiettivo non è stato raggiunto se è vero che le banche continuano ad avere fame di denaro che sembra continuare a sparire in un buco nero.

E così mentre Mario Draghi auspica un unione bancaria più forte a livello europeo e una condivisione delle garanzie tra i vari istituti, in Europa – non solo nella zona euro – si è scatenata una devastante guerra bancaria, di cui il Wall Street Journal restituisce una dettagliata fotografia. La battaglia madre è scattata in autunno, quando i banchieri centrali tedeschi hanno ordinato a Unicredit di interrompere i prelievi a prestito dalla sua controllata tedesca HypoVereinsbank. La Germania non vuole rischiare il contagio della Hypo attraverso tali operazioni a marchio Unicredit che avendo bisogno di circa 7 miliardi di euro di liquidità ricorre alla propria sussidiaria. Bankitalia non ha apprezzato l’ingerenza e si è concentrata sulle filiali italiane della Deutsche Bank spingendo perché queste ultime raggiungano un’autonomia finanziaria.

Gran Bretagna e Francia sono impegnate in un estenuante braccio di ferro dal momento che Londra ha chiesto maggiore trasparenza e informazioni finanziarie dettagliate sulle operazioni delle banche francesi. Allo stesso tempo, Londra impedisce al Banco di Santander su solo britannico di trasferire fondi alla casa madre in Spagna. L’Austria, dal canto suo, ha imposto una imponente riduzione del flusso monetario delle banche austriache verso i paesi dell’est Europa, Romania e Ungheria in testa.

E’ una guerra sotterranea che potrebbe dare il colpo di grazia all’Eurosistema: i tempi felici della finanza senza confini sono lontanissimi e la paranoica ricerca del grande untore frattura, ancora una volta di più, lo scheletro dell’Unione. Nei palazzi di Bruxelles si susseguono vertici e meeting che seguono inesorabilmente la linea della inconcludenza. Fuori dai palazzi, i monatti sono pronti a caricare i primi cadaveri. Il rischio contagio, neanche Monti riesce più a nasconderlo, è elevatissimo.