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Perù, emergenza mineraria: decretato lo stato d’emergenza

4 June 2012versione stampabile

Il governo peruviano ha dichiarato lo stato di emergenza – o di eccezione – nel dipartimento di Espinar, nelle Ande, dopo una settimana di proteste dei lavoratori delle miniere, durante le quali sono morti due manifestanti. Più di 70 gli agenti feriti in scontro violenti che hanno incluso anche blocchi di strade.

Le proteste sono scaturite sia da rivendicazioni salariali sial dal fatto che la miniera di rame di Tintaya, vicino a Cuzco, sta pregiudicando l’ambiente, senza che la propietaria della miniera, l’impresa svizzera Xstrata, investi sufficientemente nell’economia locale. I manifestanti esigono che l’apporto dell’azienda allo sviluppo della zona si elevi dal 3 al 30 percento. Dopotutto Xstrata Copper è il quarto produttore di rame al mondo, con miniere in Cile, Colombia, Argentina e Repubblica domenicana. Nel solo Perù sono quattro i progetti a cui lavora, ma tiene a precisare che non è vero che il suo apporto all’economia peruviana sia piccolo.

Intanto, il presidente del Consiglio dei Ministri, Óscar Valdés, ha decretato lo stato d’emergenza per 30 giorni, nei quali le forze dell’ordine avranno il totla controllo della situazione, e ha invitato la gente a sospendere le proteste e intavolare un dialogo. Le libertà civili di Espinar, dunque, come il diritto di riunione, sono per ora sospese. Eliminate anche le garanzie relative alla libertà di transito, alla sicurezza personale e alla inviolabilità del domicilio. E questo nonostante lo Stato lo abbia applicato per “ristabilire il pieno rispetto dei diritti”.

Si tratta della seconda volta che il presidente Ollanta Humala ricorre a questa misura di forza per gestire l’emergenza mineraria. Lo scorso dicembre toccà alla regione di Cajamarca.