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La strada dell’euro pare segnata

5 June 2012versione stampabile

Tratto da Fegato in Fuga,
di Nicola Sessa

Winston Churchill, nel 1946, dichiarò che una “una specie di Stati Uniti d’Europa” (Gran Bretagna a parte, ovviamente), fosse assolutamente necessaria per evitare nuove guerre, e imbrigliare l’inesorabile potenza politica ed economica della Germania. Churchill sapeva che Berlino sarebbe rinata dalle proprie ceneri e che, come scrive l’ex cancelliere Helmut Schmidt, i tedeschi sono caratterizzati da “una presumibile inclinazione e debolezza nei confronti dei tedeschi.

JOHN MACDOUGALL/AFP/GettyImages

 

Il problema, a leggere note e commenti, rimane dunque sempre la Germania. I tedeschi sono spietati e insensibili alle difficoltà dei paesi periferici; si arricchiscono cavalcando la tempesta che scuote Spagna, Italia, Grecia e Portogallo. Paesi periferici che gli addetti ai lavori della finanza hanno simpaticamente etichettato come Club Med. Un nomignolo che richiama alla mente l’ozio e la goduria; le cicale che si divertono in contrapposizione alla formica tedesca: mentre in Germania, nell’ultimo ventennio, si è lavorato alle riforme strutturali imponendo sacrifici ai lavoratori (amplificati dai costi colossali dell’unificazione tedesca), i paesi del Club Med crescevano attraverso il debito, consumavano, spendevano e costruivano centinaia di milioni di metri cubi di cemento, tirandosi dietro il sistema bancario prima in alto, poi nel baratro.

Oggi, le cicale sono tutte in fila davanti alla porta della Cancelleria tedesca chiedendo con assordante frinire comprensione, solidarietà, eurobond, unione bancaria: condivisione del debito e condivisione dei rischi. Angela Merkel continua a respingere gli attacchi dei paesi periferici con una serie infinita di Nein.

O meglio, i dinieghi cominciano a diventare “condizionati”: unione fiscale, unione politica, integrazione. Berlino vuole essere sicura: solo con uno stretto controllo sui membri più sperperoni della famiglia europea, la Germania potrebbe accettare una condivisione di debiti, rischi e responsabilità. Ma in un gioco che funziona solo a somma zero, contano le variabili di quei paesi, Francia in testa, che non sono disposti a cedere neanche un centimetro sul campo della sovranità nazionale. Così, Merkel può permettersi di bluffare e aprire a qualsiasi tipo di eurobond o di unione bancaria fino a quando avrà la sicurezza che i paesi del Club Med non sono abituati a ragionare in termini di sacrificio.

A questo punto – e se rimane tutto così – la strada dell’euro sembra segnata. La lista dei finanzieri e degli economisti che disegnano il futuro dell’eurozona a tinte fosche, si allunga giorno dopo giorno.
L’euro, che nel corso della sua breve vita non ha mai incontrato alcuno degli otto punti che definiscono una optimum currency area (Oca), sembra avere i giorni contati – 100, secondo George Soros.

One Response to La strada dell’euro pare segnata

  1. ada lorandi

    5 June 2012 at 18:25

    Francamente mi sembra molto pericoloso dare sempre e solo la colpa alla Germania. E’ del tutto evidente che le forze in campo sono molto più “globali” e spregiudicate. L’errore dei dirigenti europei e tedeschi è probabilmente quello di non sapere pensare fuori dagli ormai vetusti schemi del capitalismo liberista.
    Oltre ad essere senza un pensiero intelligente e che capisca davvero la realtà economica e sociale, sembra che tutti si diano da fare per ricreare l’immagine della crudele Germania, quasi che non ci fossimo lasciati e non avessimo rielaborato i fantasmi delle due guerre mondiali.
    E’ molto preoccupante e pericoloso. E’ bene che E non si faccia superficialmente veicolo di queste pericolose semplificazioni.