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Sanità: per il Censis sono 9 milioni gli italiani che non possono pagarsi le cure

5 June 2012versione stampabile

Sono più di 9 milioni gli italiani che, per ragioni economiche, hanno raccontato di non aver potuto accedere ad alcune prestazioni sanitarie di cui avevano bisogno.  Secondo i dati di una ricerca di Rbm Salute-Censis, promossa in collaborazione con Munich Re e presentata oggi al “Welfare Day” di Roma, ben 2,4 milioni sono anziani, 5 milioni vivono in coppia con figli, 4 milioni risiedono nel Mezzogiorno. Un quadro non certo ottimista.

FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images

Secondo l’analisi, una politica aggressiva di tagli, piani di rientro e spending review avrebbe determinato un importante crollo del ritmo di crescita della spesa pubblica per la sanità in Italia.  Si è passati, cioè, da un incremento medio annuo del 6 per cento nel periodo 2000-2007 al +2,3 degli anni 2008-2010.  La flessione si registra soprattutto nelle regioni alle prese con il piano di rientro, dove si e’ passati dal +6,2 per cento all’anno nel periodo 2000-2007 a meno dell’1 per cento di crescita media annua dal 2008 al 2010. Parallelamente, la spesa sanitaria privata è lievitata più che nel periodo precrisi: +2,2 per cento medio annuo dal 2000 al 2007 e +2,3 per cento negli anni 2008-2010. Il 77 per cento degli italiani che ricorrono al privato dichiara di farlo a causa della lunghezza delle liste d’attesa.

Nel dettaglio, dalla ricerca del Censis emerge che per il 31,7 per cento degli italiani la sanità nella propria regione è in peggioramento, con un salto di 10 punti percentuali in più nel 2012 rispetto al 2009, quando a sostenere questa tesi, erano il 21,7%.

L’analisi in questione considera, quindi, la sanità integrativa una possibile opportunità per un servizio sul territorio più equo e sostenibile. Dichiara il Censis: “La sanità complementare in Italia è un universo composto da centinaia di Fondi integrativi, a beneficio di oltre 11 milioni di assistiti, che svolgono un ruolo ampiamente sostitutivo e colmano i vuoti dell’offerta pubblica”.