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Honduras, la rivolta degli umili

6 June 2012versione stampabile

Giorgio Trucchi

Migliaia di contadini accompagnati da organizzazioni popolari, sociali e sindacali della Valle dell’Aguàn si sono mobilitati nella città di Tocoa, per dire basta alle minacce lanciate dal latifondista e produttore di palma africana Miguel Facussè Barjum, che intende sfrattare diverse tenute oggetto di negoziazione con il governo, ma che in realtà appartengono al Movimiento Unificado Campesino del Aguàn (MUCA). I manifestanti pretendono che gli accordi firmati con il governo nel 2010 e l’approvazione del progetto della legge di Trasformazione Agraria Integrale presentata l’anno passato al Congresso Nazionale vengano rispettati.

Una presidio di resistenza contadina nel mezzo di una piantagione di palma africana. Valle del Bajo Aguan. Foto di ORLANDO SIERRA/AFP/Getty Images

La situazione del Bajo Aguàn potrebbe, dunque, diventare presto esplosiva. I delegati del Gruppo Dinant – legato appunto a Facussè Barjum – hanno, infatti, già presentato davanti alla Segreteria di Sicurezza una richiesta per riattivare l’ordine di sfratto di almeno sette tenute – circa 4 mila ettari -, oggetto della negoziazione e degli accordi con il governo dal giugno dell’anno passato, dove però vivono migliaia di famiglie contadine affiliate al Muca.

La dirigenza del Muca, dal canto suo, ha così chiesto più tempo al governo per poter analizzare con la base contadina il piano di negoziazione presentato all’ultimo minuto dall’Istituto Nazionale Agrario (Ina), la cui approvazione è condizione per poter proseguire con gli accordi. Tempo che gli è stato negato. Da qui la mobilitazione.

“E’ impressionante vedere il numero di persone arrivate a Tocoa per manifestare il deciso rifiuto alle minacce di Facussè, che ora sembrano essere appoggiate anche dall’Ina”, ha spiegato Yoni Rivas, segretario generale dell’associazione contadina. Rivas ha etichettato come “irresponsabili” le dichiarazioni della massima autorità dell’Ina rilasciata ai media nazionali, dove dichiara che non firmando il Muca si troverà fuori da qualsiasi tipo di accordo e quindi esposto a ogni tipo di situazione. “E’ una brutale manipolazione della verità perché non possiamo firmare qualcosa che non abbiamo discusso con la base. In questo senso abbiamo chiesto più tempo, ma c’è stato negato. Inoltre – ha precisato Rivas – stiamo esigendo il rispetto degli accordi del 2010 e l’approvazione al Congresso del progetto di legge sulla Trasformazione Agraria Integrale”.

Il dirigente contadino ha assicurato che con questa mobilitazione  si è dimostrato che la Valle del’Aguàn vuole giustizia e esige una giusta ripartizione della terra. “Siamo preoccupati per quello che potrà succedere nei prossimi giorni. Fin da ora allertiamo la comunità internazionale e le organizzazioni internazionali dei diritti umani perché mantengano alta l’attenzione su quello che potrebbe succedere”, ha concluso Rivas.

Anche per Esly Banegas, del Coordinamento di Organizzazioni Popolari del Aguàn (Copa) e dirigente regionale del Sindacato dei lavoratori dell’Instituto Nacional Agrario (SITRAINA), la mobilitazione di oggi è un segnale chiaro della volontà della gente di non lasciarsi intimidire dalle minacce. “La gente ha reagito ed è venuta ad appoggiare questa lotta, rafforzando l’unità della popolazione. Non possiamo permettere che continuino le violazioni dei diritti umani e che si calpesti il diritto delle famiglie contadine all’accesso alla terra”, ha sttolineato Banegas.

Secondo varie organizzazioni e reti internazionali, tra le quali la Rel-UITA – che nei giorni passati hanno convocato un’Udienza pubblica e un Seminario internazionale sulla situazione dei diritti umani nelle comunità contadine – nel Bajo Aguàn c’è una mancanza assoluta delle istituzioni e regna l’impunità. La mancanza di accesso alla terra, la promozione della monocultura della palma africana su grande scala, la militarizzazione del territorio e l’assenza dello Stato sono elementi di un conflitto agrario che ha lasciato, ad oggi, un saldo di 48 contadini organizzati uccisi in meno di tre anni.