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Cile contro Cile

7 June 2012versione stampabile

Stella Spinelli

I familiari delle vittime della dittatura militare di Augusto Pinochet (1973-1990) hanno fatto ricorso alla Giustizia per impedire lo svolgimento della cerimonia rievocativa del generale prevista per domenica 10 giugno. A portare avanti questa crociata contro una manifestazione che viene definita “una tortura psicologica per coloro che a causa sua hanno perso delle persone care”, la Agrupación de Familiares de Detenidos Desaparecidos (Afdd). La Corte d’Appello ha dato due giorni al direttore generale dei Carabineros, Gustavo González, per elencare tutti gli antecedenti di questa cerimonia, organizzata da ex militari nostalgici nel teatro Caupolicán  di Santiago e alla quale è prevista la partecipazione di circa 4000 persone.

Un manifesto del dittatore cileno Augusto Pinochet e del presidente democraticamente eletto Salvador Allende, ucciso dai golpisti del generale l'11 settembre 1973. Foto di MATIAS RECART/AFP/Getty Images

Intanto tuonano le condanne sia della Commissione dei diritti umani della Camera dei deputati sia dell’Istituto nazionale dei diritti umani, il cui presidente, Lorena Frías, ha definito “imprudente” la cerimonia “soprattutto in un paese nel quale da poco si è riusciti a far ammettere allo Stato le gravi e generalizzate violazioni dei diritti umani per le quali non c’è nessuno da omaggiare”.

Fra una dichiarazione e l’altra, rimbomba altisonante il silenzio più totale del governo di Sebastián Piñera, che dunque la dice lunga sulla sua posizione. “Ci pare un fatto gravissimo – ha precisato Lorena Pizarro, presidente della Afdd., riferendosi al silenzio di Piñera – e chiediamo al presidente della repubblica, a nome del governo, che manifesti il suo rigetto più assoluto di questa iniziativa. Si deve cercare una maniera per bloccarla. Questo tributo è un’allegoria al terrorismo di Stato perché rivendica la tortura, il crimine e le sparizioni”. Gli organizzatori hanno infatti intenzione di proiettare un documentario dal titolo “Pinochet”, che certo non rende giustizia a quanto accaduto realmente a un paese governato da un uomo sotto la cui dittatura sono scomparse più di tremila persone. Per non parlare degli oltre trentamila imprigionati o torturati. E sono numeri che provengono da stime ufficiali, quindi arrotondate per difetto.

“In qualsiasi altro paese al mondo rivendicare il genocidio o il terrorismo di Stato può portare al carcere” ha sottolineato Pizarro, che ha precisato come al centro dell’iniziativa ci sia l’ex capo operativo della polizia pinochetista, Alvaro Corbalán, condannato per crimini di lesa umanità. Per chiunque si senta offeso da questa iniziativa, l’appuntamento è domenica per una contro-manifestazione di rifiuto, simile a quella che organizzarono contro la cerimonia di appoggio all’ex militare pinochetista Miguel Krassnoff condannato a più di cento anni di carcere per violazione dei diritti umani.