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La guerra è dichiarata

7 June 2012versione stampabile

Una guerra privata mentre fuori il mondo si evolve (o involve) con guerre e battaglie meno intime di quelle personali. La storia che racconta Valérie Donzelli con Jérémie Elkaim in La guerra è dichiarata è autobiografica. In un film prezioso, passato dal Festival di Cannes, premiato a Torino, candidato all’Oscar dalla Francia e ora distribuito in Italia dalla Sacher di Nanni Moretti. I due protagonisti sono quelli autentici, la regista è prima di tutto un’attrice che uscita da una drammatica avventura vissuta con il marito, ha deciso di trasferirla in un film. L’hanno scritta e interpretata insieme, mentre la Donzelli faceva anche la regia. Si prende tempo perché è una storia da rivelare con discrezione. I due autori ci tengono a definirla una storia d’amore, che resiste alle difficoltà più drammatiche: d’amore tra di loro, ma soprattutto nei confronti del loro bambino. Scoprire che il proprio figlio all’età di due anni ha un tumore al cervello. Scoprirlo per caso, a causa di un gonfiore sul viso e di una camminata un po’ storta. Passare da una normalità ovattata e infantile, fatta di giocattoli, scuola materna e vita all’aria aperta, alle corsie di un ospedale, tra tubi, macchinari, punture, pastiglie e interventi chirurgici. E senza sapere cosa succederà domani, tra alti e bassi, tra speranze e delusioni. Con medici poco certi dei segni che può lasciare un male apparentemente incurabile e che comunque non lascerebbe prospettive di lunga vita. Una tragedia, di fronte alla quale Giulietta e Romeo (così si chiamano nel film) sono impotenti. Ognuno con una reazione diversa, non facile da confrontare, se non nella praticità del quotidiano, delle decisioni da prendere in pochi istanti. Un via vai continuo tra casa e ospedale, tra il tentativo di riprendere la vita di prima e la disarmante certezza di non riuscire più a ritrovare la serenità. Lui crolla, abbandona e si abbandona; lei va avanti con una forza giunonica, convinta che tutto passerà. Senza perdersi, l’amore è più forte e c’è anche un po’ di umorismo a tenerli insieme. Non è un film facile La guerra è dichiarata, da qui si esce diversi rispetto a quando si è entrati nel cinema. Eppure Valérie Donzelli ha la capacità di trasmettere una leggerezza, tipica di un certo cinema indipendente francese, che rimanda a François Truffaut e alla Nouvelle Vague e che permette di proseguire nella visione di un film devastante, ma non ricattatorio.