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Argentina, fra dollari e mercato nero

11 June 2012versione stampabile

Alessandro Grandi

Le restrizioni imposte dal governo per l’acquisto di dollari Usa e il divieto di farli scappare all’estero stanno minando la base del governo argentino che fa i conti con le proteste della popolazione. Intanto il quotidiano Clarin dice che il 50 per cento degli argentini non è più contento del governo Kirchner.

 

ALEJANDRO PAGNI/AFP/GettyImages

“In effetti la questione è stata sottovalutata. All’inizio si pensava che questa misura servisse per combattere l’evasione fiscale, in Argentina infatti, il sistema dell’evasione passa proprio attraverso il dollaro. Quindi se tu controlli il mercato del dollaro controlli il mercato nero. Poi era iniziata da qualche tempo una emorragia verso l’estero di questi capitali. I dati facevano pensare che queste nuove iniziative  servissero esclusivamente  per bloccare il settore dell’evasione”, dice il presidente dell’Istituto di Cooperazione Economica Internazionale , Alfredo Somoza.

“Poi però è diventato qualcosa d’altro e la situazione è diventata complicata. Oggi, non solo non si può comprare dollari ma anche tutti gli altri tipi di valuta straniera. In un primo momento l’Afit (l’agenzia delle entrate locale, ndr), verificava la tua situazione economica per capire se davvero potevi comprare dollari. Adesso non succede più. E la cosa si riflette negativamente sul settore industriale. Il motivo è semplice. L’industria argentina non è di quelle che produce per il consumatore finale ma nella stragrande maggioranza dei casi, circa l’80 per cento, produce per l’industria stessa. Questo comporta l’acquisto all’estero di materie prime, che devono essere pagate in dollari. Se però le imprese non possono compare dollari si trovano in difficoltà e alcune sono ferme. Pensiamo alle fabbriche a cui servono i ricambi per le auto: devono importarli e quindi pagare in dollari. Per questo motivo interi reparti d’industria sono bloccati perché non riescono a importare. Nel frattempo, è partito il fenomeno del dollaro parallelo che non c’era da almeno dieci anni e siamo arrivati a toccare punte di 6 pesos per un dollaro, mentre la quotazione ufficiale è ferma a 4,50 pesos per dollaro” aggiunge Somoza.

“Arrivati a questo punto la situazione è davvero diventata drammatica” dice il presidente Icei. Su tutto questo aleggia l’ombra della speculazione di qualche gruppo economicamente molto forte. “Beh, quando si sente che il dollaro è più caro dell’euro non si può che pensare a qualcuno che ci sta guadagnando, parecchio. In ogni caso, la situazione sembra essere sfuggita di mano” racconta Somoza.

“Credo però – aggiungono dall’Icei – che stia per accadere qualcosa. Si potrebbero instaurare, come è stato per diverso tempo, due tipi di cambio: uno per l’industria, per lo Stato, per l’import e l’export che sarebbe sovvenzionato dal Governo, che si attesterebbe intorno i 5 pesos per dollaro, e uno libero per il mercato turistico e via dicendo. Insomma: un doppio binario, una doppia quotazione. Ma anche questa sarebbe una situazione difficile da gestire con l’economia attuale di Buenos Aires. Penso che il Governo argentino si sia cacciato in un guaio che non riesce a gestire. Nel Paese corrono voci pessime: l’inflazione è oltre il 30 per cento, l’economia si sta fermando e adesso anche questo caos del mercato valutario. Tutto questo mette confusione e non si capisce bene quale sia l’obiettivo finale. Se avessero voluto solo bloccare o controllare la fuga di capitali verso altri stati, avrebbero avuto altri strumenti per farlo. Anche di tipo repressivo, come il controllo delle frontiere o delle banche stesse. Queste misure nuove invece colpiscono tutto e tutti e non si capisce a cosa servano”.

One Response to Argentina, fra dollari e mercato nero

  1. Gabriella

    11 June 2012 at 15:13

    E a proposito di obiettivo finale: quale sarebbe secondo Alfredo Somoza (al quale faccio i complimenti per l’interessante intervento).