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Cosa sta succedendo a Brindisi

12 June 2012versione stampabile

Mario Di Vito

Alle 7 e 40 del 19 maggio scorso è esplosa una bomba davanti alla scuola Morvillo Falcone di Brindisi. Il bilancio finale fu di un morto – la sedicenne Melissa Bassi – e quattro studentesse ferite. L’8 giugno, alle 14 e 20, è stato fermato Giovanni Vantaggiato, un imprenditore di 68 anni, con l’accusa di strage aggravata dalla finalità di terrorismo. L’uomo è attualmente detenuto nel carcere di Lecce.

CONTROLUCE/AFP/GettyImages

Le indagini. In principio si pensò alla mafia, poi agli anarchici, infine si addensarono le ombre della Strategia della tensione. Il caso, inizialmente seguito dalla procura di Brindisi, passò in breve tempo alla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce. Alla fine, il cerchio si è stretto intorno a Giovanni Vantaggiato. Dopo tanti falsi allarme, l’arresto è arrivato l’8 giugno scorso. La principale arma in mano agli inquirenti, al momento, è un filmato registrato da un chiosco che sta esattamente davanti alla Morvillo Falcone. Nelle riprese della telecamera di sorveglianza si vede un uomo di mezz’età che passeggia nervosamente avanti e indietro. Ad un certo punto, l’uomo mette la mano destra in tasca, scrive il gip del tribunale di Lecce, Ines Casciaro “azionava con l’altra mano un telecomando dirigendolo verso l’area successivamente interessata dall’esplosione”. Oltre a questo, gli investigatori sono in mano di alcune intercettazioni telefoniche – tra cui una in cui Vantaggiato dice alla moglie di “prendere la macchina e sparire” immediatamente – e della confessione dello stesso arrestato, che, durante l’interrogatorio di garanzia, si sarebbe riconosciuto nelle immagini del video. Infine, ci sono anche due testimoni che hanno dichiarato di aver visto Vantaggiato che si allontanava dal luogo dell’attentato.

Il complice. Nell’ordinanza di arresto si fa riferimento a una persona che, verso l’1 e 30 di notte del 19 maggio, avrebbe visto “un uomo che spingeva un bidone della spazzatura munito di ruote tenendolo dalla parte delle maniglie inclinato verso il suo corpo e che andava in direzione della scuola”. Diversamente da quanto sostenuto dai pm, per il gip, quell’uomo non sarebbe Vantaggiato. Questo, in considerazione del fatto che la descrizione della corporatura e dell’abbigliamento fatta dal testimone non coincide con quella fatta dal presunto autore della strage. Poi, sempre secondo la Casciaro, Vantaggiato avrebbe “implicitamente ammesso la presenza di un complice” visto che davanti ai pm ha spesso parlato al plurale mentre descriveva le modalità con cui ha organizzato l’attentato.

La bomba. Scrive il gip: “L’esplosione è stata determinata dall’azionamento a distanza di un ordigno, composto da più bombole di gas, posizionato all’interno di un contenitore per la nettezza urbana”. Vantaggiato ha dichiarato di aver realizzato la bomba utilizzando “potassa” e “acido nitrico”. L’imprenditore, poi, ha dichiarato di aver cominciato a preparare l’attentato durante le vacanze di Natale e di aver comprato quattro telecomandi, tre dei quali si sono inceppati durante le numerose “prove” fatta nelle campagne di Leverano. Vantaggiato “ha ammesso di essersi recato a Brindisi prima dell’attentato per effettuare dei sopralluoghi e di aver scelto la scuola più vicina all’uscita dalla città perché rispetto ad altri obiettivi, come la caserma dei carabinieri, era più facile da colpire”. Il presunto autore della strage ha anche dichiarato di “conoscere molto bene la differenza tra i vari tipi di esplosivi e non ha mai negato di ignorare gli effetti che l’esplosione avrebbe prodotto”.

Il movente. Qui la questione si fa fumosa. Vantaggiato avrebbe agito per ragioni personali, nello specifico, durante l’interrogatorio, l’uomo ha dichiarato che “le istituzioni dovrebbero tutelare le vittime dei delitti di truffa”. I pm e il gip hanno interpretato questra frase come volontà di “effettuare un gesto dimostrativo nei confronti del mondo intero, perché vittima di truffe che lo hanno messo in ginocchio economicamente”. “L’attentato – scrive ancora il gip – era volto proprio ad attirare l’attenzione delle Istituzioni e del Legislatore sul punto ed era finalizzato ad esprimere la sua rabbia, affinché si trovi un sistema idoneo per tutelare chi, a causa di inadempimenti artatamente predisposti, subisce ingenti danni”.

Un precedente? Nel 2008 Cosimo Parato, imprenditore di Torre Santa Susanna, rimase vittima di un’esplosione causata da una bomba posizionata nel portapacchi della sua bicicletta. L’ordigno sarebbe simile a quello utilizzato davanti alla Morvillo Falcone. L’uomo, interrogato la notte successiva all’attentato, ha fatto riferimento ad alcuni screzi che, in quel periodo, aveva con Vantaggiato, nei confronti del quale aveva un debito. Durante l’interrogatorio, Parato è stato il primo a fare il nome di Giovanni Vantaggiato come autore della strage di Brindisi.