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Ipotesi sull’Euro(pa) della finanza

13 June 2012versione stampabile

Angelo Miotto
@angelomiotto

La notizia: i Bund tedeschi (titoli di Stato) iniziano a risentire della crisi, e non dalle ultime ore. Un dato che si accompagna ai dati macro-economici di Berlino, che iniziano a mostrare dei cedimenti in prospettiva. Il grande dibattito sull’euro, la pressione dettata dal voto greco, la situazione spagnola, il nuovo attacco all’Italia, il vertice di fine giugno in cui il tema è la cessione di sovranità nazionale a beneficio di un’unità fiscale e di garanzia finanziaria, si è fatto rovente per le dichiarazioni della presidente del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, che ha dato tre mesi di tempo per salvare l’euro.

Oli Scarff/Getty Images

Colpa non solo della speculazione, che esiste certo, ma soprattutto dell’assenza di una seria politica europea. La ‘casa comune’ non esiste e la dimostrazione è sotto i nostri occhi. L’euro non vuol dire Europa, eppure sull’euro, le garanzie, le politiche calviniste della cancelliera tedesca su debito e bilanci, si gioca il destino di una storia che ha e avrebbe potuto rivendicare ben altre radici per un futuro diverso. A fine mese il vertice europeo tanto, forse anche troppo, atteso. E fino ad allora, è scontato, la finanza nel suo gioco speculativo continuerà a immettere pressione per ottenere un risultato: avere mano libera, continuare a manovrare nell’assenza di regole comuni, condizionare le politiche finanziarie ed economiche, inserire nei posti chiave del Vecchio continente una figura particolare di governante. Tecnocrate, banchiere.
Nelle ultime settimane – il fenomeno si sta accentuando nelle ultime ore – ci sono movimenti che indicano un distacco crescente dall’euro. Si spostano, i soldi, da una valuta all’altra, meglio dire dall’euro verso altre divise.

Niccolò Mancini, trader a Piazza Affari a E il mensile on line.

“Si spostano verso franchi svizzeri, corone norvegesi, c’è una tendenza in atto in queste ultime settimane, non una cosa drammatica, non ci sono richieste imponenti, ma la tendenza c’è. Molti non vogliono più valuta in euro”.

Torniamo sulle parole della direttrice del Fondo monetario internazionale. Parole che hanno contribuito ad aumentare la temperatura in un contesto già difficile.
Rientra nelle dichiarazioni fuori registro, come quella del ministro delle finanze austriaco che ha immesso altra pressione sull’Italia. L’asta dei Bot di oggi ci ha fatto tornare a novembre, al massimo della crisi, domani c’è l’asta dei decennali e quindi altra tensione. Ma guardando i tassi appare chiaro che ci stanno facendo pagare la speculazione e l’assenza di politica la notizia però è il calo forte del bund tedesco. È l’elemento di maggiore novità delle ultime ore. Significa che non c’è solo la spinta a disfarsi dei cosiddetti titoli periferici, ma che qualcosa di molto importante sta per succedere.

Per esempio?
La mia sensazione è che si inizi a scommettere che qualcosa sta per accadere, forse non l’emissione di eurobond, ma una qualche forma di soluzione per mettere in sicurezza i titoli periferici.

Assisteremo all’attacco dei mercati così potente fino a fine giugno, quando sarà la volta del vertice europeo?
Sì. La finanza continuerà a farla da padrona, visto che la politica si dimostra molto debole. Non hanno ancora trovato una soluzione, quindi si presta il fianco ai mercati: il caso Grecia, la Spagna. E poi il nuovo attacco all’Italia, prevedibile. Quando ho visto il prestito a Madrid ne era certo.

Se il voto greco non soddisferà i progetti della cancelliera Merkel c’è chi sostiene che si arriverà ad affondare l’euro, oppure all’applicazione di un piano che prevede una zona euroforte, rispetto all’Europa meridionale.
Non ci credo nemmeno se lo vedo. Una cosa del genere sarebbe un suicidio di tutti i Paesi del cosiddetto euroforte, dal quale l’Olanda sta prendendo le distanze. Un euro nordico non avrebbe successo, perché l’altra novità dell’ultima settimana è che c’è una debolezza dei macro dati tedeschi. La Germania, che ha il 40 percento delle esportazioni in area euro, inizia a soffrire . Berlino non vuole entrare in crisi, vuole una resa a mani alzate. Anche perché è sottoposta alle pressioni di Cina e Stati Uniti.

Esiste un’ipotesi di ritorno alle divise nazionali, in un sistema di cambi valutari flessibili.
Secondo me è troppo fantasiosa. Forse ci si può ancorare a dei beni reali, come l’oro. O a realtà solide in cui sia presente in maniera diretta lo Stato (Eni, Snam). Una garanzia che dica alla speculazione che si è arrivati alla fine dei giochi, con l’immissione degli eurobond che ci permetterebbero di emettere titoli di debito pubblico a tassi più bassi.

L’Esm, come fondo salva Stati prevede un direttorio con piena immunità per i suoi membri, banchieri e tecnici sono stati posti nelle posizioni chiave nel governo delle situazioni più difficili. Senza voler essere complottisti, l’indicazione politica è quella?
Quando l’euro è stato varato si pensava che fosse un sistema che avrebbe potuto reggere. Non è stato così. I mercati si sono inseriti nell’assenza o debolezza della politica e hanno fatto quello che volevano. Hanno deposto Berlusconi, hanno avuto elezioni anticipate in Spagna, condizionano il voto in Grecia. Sono entrati in quella debolezza, nel ventre molle della politica. La cosa particolare è che anche figure istituzionali come la Lagarde prestino il fianco a queste speculazioni, come se fosse l’intervento di una delle screditate agenzie di rating che abbiamo imparato a conoscere bene.
La presenza di banchieri e tecnocrati corrisponde a una precisa idea: mettere tutto il Continente sotto tutela.