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Italia, ddl anticorruzione: il governo incassa i primi due voti di fiducia

13 June 2012versione stampabile

Una votazone alla Camera dei deputati, in un'immagine d'archivio (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Il governo incassa i primi due sì sul ddl anticorruzione. Alla Camera sono stati votati i primi due dei tre voti di fiducia chiesti dall’esecutivo, che in questo modo ha blindato il testo. I deputati hanno detto in maggioranza sì all’articolo 10 del testo (461 sì, 75 no, 7 astenuti), quello sull’incandidabiltà delle persone che siano state condannate, con condanna passata in giudicato, cioè definitiva, e all’articolo 13, che definisce nuovi reati come la concussione per induzione e il traffico d’influenze.

Polemiche sull’articolo 10, che impegna il governo ad adottare entro un anno un testo unico che legiferi in tema di incandidabilità al Parlamento europeo, a quello nazionale e per qualsiasi carica elettiva locale. Il governo avrà un anno di tempo per farlo: di qui la polemica. Secondo l’Idv e Fli, si rischia infatti di andare a votare nel 2013 senza quel testo. In questo modo, la nuova norma sull’incandidabilità si applicherebbe solo a partire dalle elezioni del 2018. Futuro è libertà si è astenuto nella prima votazione. Da votare ancora la fiducia sull’articolo 14, che prevede il nuovo reato di corruzione tra privati e un aumento delle pene, nel minimo e nel massimo, per la corruzione.

One Response to Italia, ddl anticorruzione: il governo incassa i primi due voti di fiducia

  1. wavettore

    13 June 2012 at 20:20

    Nuovo sistema penitenziario
    Anziché stare in prigione, tutti quelli giudicati colpevoli avrebbero una singola possibilita’ per riabilitarsi. Potrebbero lavorare per ditte private o pubbliche mentre pochi agenti possono sorvegliare i loro movimenti osservandoli da un computer. I condannati avrebbero inserito sotto la loro pelle un microchip che permetterebbe un loro rapido arresto in caso di tentata fuga. Farebbero un lavoro comunitario oppure lavorerebbero, se possibile, nelle loro stesse funzioni come prima dei loro reati ma lavorerebbero senza alcuna paga per la durata del termine della sentenza. Sarebbero fornite ai criminali soltanto le necessità per la sopravvivenza. Le ditte che assumono i condannati potrebbero trarre beneficio dalla possibilità di pagare soltanto un piccolo stipendio per il lavoro effettuato dagli stessi condannati. Il reddito che proviene dagli stipendi sarebbe totalmente usato per rimborsare le vittime dei crimini commessi. Una volta espiata la condanna, il condannato sarebbe più facilmente reintegrato nella società lavorativa e sarebbe meno incline a diventare un criminale perpetuo. Qualora il condannato abusasse del privilegio (tentando una fuga od altro) confermerebbe di essere irrecuperabile e perderebbe per sempre il privilegio di vivere con il resto della societa’.

    http://www.wavevolution.org