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Malvinas/Falkland, un referendum per decidere con chi stare

13 June 2012versione stampabile

A.G.

Entro la metà del 2013 nell’arcipelago delle Malvinas/Falkland si terrà un referendum che farà decidere alla popolazione lo status politico delle isole: stare con Londra o Buenos Aires.

 

JUAN MABROMATA/AFP/Getty Images

I circa tremila cittadini che popolano l’arcipelago, dunque, decideranno a breve se la loro storia continuerà come negli ultimi 100 anni, passati come territorio britannico d’oltremare, o cambiare tutto e tornare a far sventolare la bandiera argentina sui tetti dei palazzi istituzionali.

Gli analisti non hanno dubbi: sarà un referendum che confermerà quello che tutti da anni già sanno: gli abitanti delle Malvinas/Falkland non avranno alcuna intenzione di farsi governare dall’Argentina. Da anni le istituzioni di Port Stanley così come i suoi abitanti sono fermi sulle loro posizioni: vogliono continuare ad essere considerato un territorio associato al Regno Unito, ma con un governo proprio.

Sono state proprio le autorità dell’isola, insieme a un alto funzionario del governo britannico per i territori d’oltremare, Jeremy Browne, viceministro degli Affari Esteri, a dare la notizia dell’istituzione del referendum. “Non c’è alcun dubbio che il popolo dell’arcipelago voglia rimanere nel grande cerchio della Gran Bretagna” ha detto il presidente dell’assemblea legislativa. “Non desideriamo essere governati da Buenos Aires, e questo è chiaro a tutti quelli che vengono sull’isola. Da Buenos Aires, invece, il governo si sbaglia a dire che gli isolani non hanno un loro punto di vista o addirittura che siamo ostaggi dell’esercito britannico. E’ assurdo tutto questo” ha ribadito XXXXX

Scontata la risposta di Buenos Aires. Juan Recce, direttore del Centro Argentino di Studi Internazionali, ha ribadito un concetto già espresso qualche settimana fa dalla presidente Cristina Kirchner. “La consultazione sarebbe nulla, considerando che sì, sono cittadini britannici, ma sono stati trapiantati con la forza in un territorio usurpato con la forza” ha detto Recce.

Jorge Castro, analista in relazioni internazionali presso l’università di Buenos Aires e direttore dell’Istituto de Planeamento Estrategico ha fatto sapere che è assolutamente relativo ciò che potrà uscire dalle urne referendarie. “Ciò che reclama l’Argentina tratta di una questione territoriale e non riconosce come attore politico la rappresentanza istituzionale delle isole. Per i britannici, invece, la questione è politica e si stringe attorno all’argomento dell’autodeterminazione degli isolani” dice Castro.

“Non c’è nessuna intenzione di espellere gli isolani dell’arcipelago”, ribadisce il cancelliere argentino Hector Timerman. La volontà del Paese sudamericano è quella di recuperare il territorio come parte della sovranità nazionale.