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Il Mundial dimenticato

14 June 2012versione stampabile

Tutto ha inizio con il ritrovamento di uno scheletro. Ossa, presumibilmente umane, sotto un cumulo di terra tra gli scavi paleontologici di Villa El Cochon in Patagonia. Accanto alle ossa, che in seguito verranno identificate come quelle del cineoperatore sportivo Guillermo Sandrini, si trova una telecamera, oggetto inconfutabile per il riconoscimento del fu corpo. Sandrini scomparve nel 1942, durante un mondiale calcistico che si stava disputando nel sud dell’Argentina. Un mondiale di cui si persero le tracce, di cui pochi ricordano le partite e di cui lo scrittore Osvaldo Soriano nel suo libro del 1995 “Pensare con i piedi”, si chiedeva come andò a finire: cioè quale nazionale si guadagnò il titolo di campione del mondo. Filippo Macelloni e Lorenzo Garzella provano a trovare una risposta girando un documentario in bilico tra finzione e realtà (mockumentary). Non ha più importanza che sia leggenda o fatto accaduto davvero perché Il Mundial Dimenticato è sempre credibile. C’è persino Roberto Baggio che racconta di averne sentito parlare! E giornalisti sportivi, studiosi, sportivi, membri di associazioni calcistiche; ognuno di loro aggiunge un tassello in più che va completare il puzzle di questa storia bizzarra, ma anche un po’ inquietante.

I registi raccontano di essere andati in Argentina innumerevoli volte e di aver dovuto superare difficoltà organizzative, climatiche e ambientali non indifferenti. In un baretto di Cinco Saltos si trova una foto in bianco e nero con le due squadre sfidanti per la partita inaugurale del mondiale, sono l’Italia e il Real Patagonia e la data segnata è 8 novembre 1942. E poi ci sono le leggende nella leggenda riportate dalle persone incontrate nel cammino, come quella degli indigeni che ipnotizzavano gli avversari o sul talento impareggiabile dei giocatori mapuche. Verità o invenzione? Questo non saremo noi a dirvelo perché il film è costruito con immagini, anche d’epoca reali, con testimonianze credibili e con fotogrammi di partite in bianco e nero più che convincenti. E tutto questo in un paesaggio dove la terra e il cielo si toccano mentre sullo sfondo, altrove, infuria la seconda guerra mondiale.