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Libia, Corte Suprema revoca legge contro l’apologia di Gheddafi

15 June 2012versione stampabile

La Corte Suprema libica (MAHMUD TURKIA/AFP/GettyImages)

La legge che vietava la glorificazione di Muammar Gheddafi, del suo regime, delle sue idee e della sua famiglia, è incostituzionale. Lo ha stabilito la Corte Suprema libica. Contro la Legge 37, varata dal Comitato legale del Consiglio nazionale di transizione, l’organo di governo che ha preso il potere in Libia durante la guerra civile conclusasi con l’uccisione del Colonnello Gheddafi, si erano pronunciate importanti ong per i diritti umani.

La legge infatti prevedeva la condanna al carcere per chiunque fosse riconosciuto colpevole di apologia di Gheddafi. Ma nel testo figuravano anche altri elementi preoccupanti, come la condanna per chiunque offendesse la data della rivoluzione che rovesciò il regime del Colonnello, il 17 febbraio, oppure recasse offesa all’Islam e alle istituzioni del nuovo Stato.

3 Responses to Libia, Corte Suprema revoca legge contro l’apologia di Gheddafi

  1. Ivan Guillaume Cosenza

    15 June 2012 at 16:25

    Oh la la!

    Nella Libia bombard…ehm!…liberata magari era meglio non parlare di come ci fossero scuole e ospedali (ora distrutti) che erano d’avanguardia per essere in un paese africano?

    Era meglio tacere su come tribù e etnie ostili tra loro coesistevano in una unica realtà laica e pacifica?

    Meglio non ricordare che gli stipendi medi erano più alti che nel Sud Italia e che 10 litri di benzina costavano poco meno di 1 euro?

    Meglio omettere che l’Unione Africana avrebbe in futuro beneficiato di un miliardario contributo economico libico per la fondazione di una moneta unica africana, sganciata da Fmi, Dollaro, Euro e residui delle vecchie valute coloniali?

    Meglio sorvolare sul fatto che decine di migliaia di lavoratori di imprese cinesi, le quali collaboravano in “armonia” con l’economia libica, hanno dovuto abbandonare il paese a inizio bombardamenti e ora le risorse vengono SPOLPATE da imprese prevalentemente francesi e statunitensi?

    Per caso si voleva evitare la “stranezza” che un paese africano non fosse SCHIAVO?
    Si voleva impedire che gli altri paesi africani imitassero “l’oltraggiosa indipendenza” di quest’ultimo?
    Si voleva sgomberare il terreno da aziende (cinesi e non) che invece di corrompere o bombardare fanno contratti accordi per lavorare in un paese?

    L’apologia di questa minchia…

  2. AglieglieBratsov

    16 June 2012 at 16:58

    Aggiungo:
    meglio non ricordare delle centinaia di migliaia di poveri africani subsahariani che in Libia trovavano un lavoro (pur in condizioni difficili e con tutte le durezze dell’emigrazione) e riuscivano a mantenere le famiglie in Ciad, Niger, Guinea, Mali, Costa d’Avorio, Sudan, Ghana, Burkina, ecc. Perché quelli erano gli unici che lavoravano, in Libia, giacché i locali vivevano di sovvenzioni pubbliche gheddafiane senza muovere un dito.
    Adesso queste migliaia, scappati dalla Bernard-Henry Lybie che si è scoperta razzista grazie a noi filosofi democratici, sono tornati indietro a ingrossare le file dei disperati delle metropoli di origine.

  3. Rocco Sergi

    19 June 2012 at 08:13

    La più che vile aggressione alla pacifica Libia, doveva interrompere una politica di proficua collaborazione nel Mediterraneo e con l’ Africa.Tutto nasceva dall’accordo Italia-Libia e Berlusconi-Gheddafi.
    Il Colonnello morì martirizzato ed il suo cadavere fu profanato e vilipeso. Berlusconi fu ucciso politicamente (essendo fallito l’attentato con la statuetta di bronzo.Sputtanato, dimesso e poi condannato. Perdendo l’occasione di restare nella storia come esempio di fedeltà e di onore, difendendo la Libia e Gheddafi dall’oltraggiosa ingiustizia, più che antidemocratica, autenticamente piratesca, delle Grandi Democrazie Criminali(?), tra cui non ci vergogniamo di figurare.
    Il silenzio di Berlusconi su Gheddafi è la peggiore condanna morale che ricade anche sul popolo italiano da lui rappresentato nel trattato di amicizia e non-belligeranza! …