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Lo sporco affare delle cluster bomb

16 June 2012versione stampabile

Enrico Piovesana

Il rapporto: “Investimenti mondiali nelle munizioni a grappolo: una responsabilità condivisa”, pubblicato venerdì dall’organizzazione pacifista cattolica olandese IKV Pax Christi e dall’associazione per la finanza etica belga FairFin, mostra come banche e istituzioni finanziarie di tutto il mondo continuino a finanziare le aziende produttrici di cluster bob. Investimenti per un totale di 34 milioni di euro solo dal 2009.

La lista nera comprende gli istituti statunitensi JP Morgan Chase, Goldman Sachs, Bank of America, Citigroup, Wells Fargo e Aig, le tedesche Deutsche Bank e Allianz, le francesi Bnp Parisbas, Crédit Agricole, Axa e Société Générale, le britanniche Royal Bank of Scotland, Barklays, Lloyds, Prudential e Aberdeen, le svizzera Ubs e Credit Suisse.

Nell’elenco figura anche l’italiana Intesa Sanpaolo. L’istituto torinese, che negli anni passati ha finanziato la Lockheed Martin (una delle principali aziende produttrici di cluster bombs) dal 2011 ha bandito ogni transazione finanziaria legata alla produzione e al commercio di armi. Ma, come ricorda il rapporto, tale divieto non si applica alle attività di asset management e al finanziamento di holding con consociate coinvolte nella produzione di bombe a grappolo.

L’Italia, sottolinea il rapporto, è tra i pochi Paesi firmatari della Convenzione internazionale per la messa la bando delle cluster bomb (che dal 2010 ne vieta produzione, vendita e utilizzo) che hanno esteso il divieto al finanziamento di aziende produttrici. Per questo vi sono Paesi firmatari le cui banche continuano a investire in questo settore, tra i quali Gran Bretagna, Francia, Germania, Svizzera, Canada e Giappone.

La maggior parte dei 137 istituti elencati nella lista nera sono originari di Paesi che non hanno firmato la Convenzione internazionale (63 istituti sono statunitensi, 22 sudcoreani, 16 cinesi) e che continuano a produrre cluster bomb (i maggiori produttori mondiali sono le aziende statunitensi Lokheeed Martin, Textron e Alliant Techsystems, le sudcoreane Hanwha e Poongsan, la cinese Norinco e la russa Splav).

Le bombe a grappolo hanno la particolarità di disseminare sul terreno centinaia di piccoli ordigni che, rimanendo spesso inesplosi, continuano uccidere e mutilare le popolazioni civili per anni dopo la fine delle ostilità. Per questo sono paragonate alle mine antiuomo e, in quanto tali, sono state messe al bando. Tra i Paesi che non hanno aderito alla Convenzione del 2010, oltre ai già citati Usa, Corea del Sud e Cina, ci sono Russia, India, Israele, Pakistan e Brasile.

3 Responses to Lo sporco affare delle cluster bomb

  1. Andrea

    16 June 2012 at 19:54

    Ma come… la più grande esportatrice di democrazia e l’unica democrazia del Medio Oriente non hanno aderito alla Convenzione? Comincio a credere di aver inteso male il senso di democrazia, allora :-)
    Ah, il Vaticano ha aderito alla Convenzione? E lo IOR Istituto per le Opere di Repressione)? Fa parte della lista nera?

  2. Andrea

    17 June 2012 at 18:12

    Obama premio Nobel per la… PACE hahahahaaaaaaahahahahahahahhahhahahhahahahahahhaaaaaaaaaaaa

  3. m.cristina

    18 June 2012 at 06:38

    quali sono le banche non compromesse?grazie