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Grecia, Europa

17 June 2012versione stampabile

C’è poco da fare. A vivere in questo Paese le istanze romantiche qualche volta hanno la meglio. Almeno, quando fischia un vento a tratti impetuoso, il mare lambisce sponde che qualche volta portano il loro odore fino alle strade del centro di Atene, magari proprio fra le colonne dell’Acropoli, mentre il pensiero è concentrato su elezioni d’importanza straordinaria.

Quelle del 17 giugno: le elezioni dell’euro, della dracma, comunque dei soldi, quelli che non ci sono e il cui valore solo un malato di cancro, costretto a pagarsi da solo le cure, conosce veramente.

È questa l’Europa. Si poteva pensare che quello greco fosse un caso un po’ eccezionale e, poi, la Grecia è piccola, i greci sono pochi. In fondo, il Paese rappresenta, o rappresentava, solo il due per cento del Pil europeo. Ci si incazza, ci si chiede come mai sia stato possibile che tanta insignificanza economica diventasse un problema ingestibile per tutta Europa e oltre. Oggi, però, è il 17 giugno e i greci votano.

È questa l’Europa: i greci sono meridionali che non hanno voglia di lavorare, che non pagano le tasse, che vivono al di sopra delle loro benedette e santificate possibilità. Quali però? Rimproveri, vituperii, eppure qualcuno governava i greci. Qualcuno distruggeva la produzione nazionale. Qualcuno rendeva l’apparato amministrativo una trappola mortale per idee, freschezza o semplice creatività. Qualcuno vendeva auto di lusso. Qualcuno corrompeva per anni i governi di Atene. Qualcuno vendeva armamenti tanto assurdi quanto comperare a fior di miliardi pezzi di ricambio buoni solo ai magazzini di un museo della guerra.

I greci, è vero, sono i primi colpevoli. I greci hanno voluto credere che fosse facile stare al passo dell’Europa ricca. I greci sono stati qualunquisti e indifferenti. I greci hanno ceduto alle sirene del clientelismo. I greci non hanno pagato le tasse. I greci hanno cercato la sicurezza dell’impiego statale. Eppure, i greci sono un popolo, piccolo ma un popolo. Punire tutti per le colpe di alcuni è un pensiero primitivo, fascista.

I greci, dunque, e l’Europa aspetta il loro voto. Il secondo in sei settimane; gli elleni hanno già detto la loro sull’austerità, lo hanno fatto il 6 maggio ma non è bastato. È tutto da rifare ma, improvvisamente, gli elettori hanno scoperto di votare per tutt’altro: per la permanenza nell’euro o per il ritorno alla dracma. Come se quest’ultima fosse un’opzione, come se condizione per far parte della moneta unica fosse un milione e duecentomila disoccupati, ospedali senza medicine e scuole senza libri.

Nel 1941, nel “Colosso di Maroussi”, Henry Miller scriveva: “La Grecia vive eternamente in un mondo agonizzante“.

One Response to Grecia, Europa

  1. Massimiliano Sist

    17 June 2012 at 12:58

    Grazie per il lavoro che fai tenendoci informati su ciò che realmente accade in Grecia, a due passi da noi! Ti segnalo questo articolo dell’agosto 2011 sul fatto quotidiano che con pochi semplici fatti smonta tutti i luoghi comuni sui greci!
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/02/i-greci-sono-tutti-cosi-pigri-come-dicono/149292/