home » italia » Binario 21, l’ultimo licenziato scende dalla Torre: “Abbiamo vinto ma la lotta continua”

Binario 21, l’ultimo licenziato scende dalla Torre: “Abbiamo vinto ma la lotta continua”

18 June 2012versione stampabile

Antonio Marafioti

foto Germana Lavagna

È mezzogiorno in punto quando Stanislao Focarelli, 37 anni, scende dalla torre faro della stazione Centrale di Milano. Dopo 135 giorni e mezzo – era salito il 3 febbraio – il lavoratore licenziato da Servirail, insieme ad altri 152 compagni in Lombardia, ha deciso di abbandonare il traliccio ferroviario a lato del binario 21. «Non la lotta, però», precisa davanti ai giornalisti. «Rimarrò qui con i miei compagni finché non otterremo un lavoro». È affaticato Focarelli, lo dice a chi da giù gli chiede come sta. Le gambe sono gonfie a causa del caldo e delle posizioni affatto comode alle quali la sua casa in quota lo costringe. Alle nove di mattina è sorridente, però. «Faccio colazione, mi cambio e scendo», dice sorridendo quasi come se rispondesse a un amico che lo aspetta in macchina. Fino alle 11 è un via vai di giornalisti e telecamere. «Non si vedevano dall’8 dicembre, da quando sono saliti Oliviero, Giuseppe e Carmine», racconta uno dei licenziati che ci tiene a precisare che il cambio di strategia non deve esser confuso con la fine del presidio, loro ancora non hanno un lavoro. «Siamo in pochi è vero, ma siamo qui e non molleremo. Ci vogliono tagliare fuori da tutto. I treni notte sono stati ripristinati e sa cosa fanno sulla tratta Milano-Reggio Calabria? Pur di non farci lavorare fanno viaggiare il treno senza scorta fino a Firenze. Lì salgono i lavoratori di Roma che, intanto, vengono fatti spostare “fuori servizio” con un altro treno. Se a un viaggiatore dovesse servire qualcosa, un lenzuolo, del sapone ecc., è costretto ad aspettare di arrivare nel capoluogo toscano. Siamo arrivati a questo punto, e tutto perché abbiamo osato protestare, dicono. Per Trenitalia, i lavoratori del Binario 21 hanno esagerato e rimarranno a casa». La rabbia malcelata si dirada all’approssimarsi della discesa di Stanislao che, comunque, arriva dopo una duplice vittoria: il ripristino dei treni notte, almeno per l’orario estivo, e la messa al sicuro di un giovane in vista delle alte temperature preannunciate per le prossime settimane. «Lassù ci sono almeno 50 gradi», ricorda Focarelli.

Il primo ad abbracciarlo una volta ai piedi della Torre è il suo compagno di lotta Gregorio Labate di Reggio Calabria, uno dei più attivi nel presidio a terra. Focarelli è stanco, affaticato e per i primi passi zoppica vistosamente, poi si riprende e si siede a parlare con i cronisti, mentre con una mano si terge il sudore in fronte. La prima domanda, come stai?, ottiene una risposta secca: «Discretamente». Poi ancora, credi che ne sia valsa la pena, lo rifaresti? Qui il lavoratore di Paola, Cosenza, è più loquace: «Lo rifarei eccome. O dimostri di essere più forte di loro o sei costretto a stare ai loro giochi di potere. Non dovevamo fare passare l’idea che ci avessero tagliato fuori. È vero, ci sono stati problemi fisici e psicologici lassù, ma ne è valsa la pena e mi sento di dire che abbiamo vinto perché abbiamo lottato per un principio solido».

Insieme a Focarelli ci sono Rocco Minutolo, sceso pochi giorni fa per un problema al ginocchio, e Oliviero Cassini uno dei tre licenziati che per primo è salito sul traliccio. Gli altri due, Giuseppe Gison e Carmine Rotatore, hanno già da qualche giorno iniziato a lavorare grazie a un riassorbimento di Trenord e Trenitalia. Per gli ultimi che fino ad oggi hanno resistito sembrerebbe potersi aprire una opzione in Atm, Azienda trasporti milanesi, di proprietà del Comune di Milano. In una delle sue visite ai lavoratori, proprio il sindaco Giuliano Pisapia avrebbe promesso di far di tutto per risolvere la loro situazione. L’esponente di Sel a Palazzo Marino, «non ha messo alcunché per iscritto – racconta uno dei licenziati – ma ci ha garantito che l’amministrazione non ci lascerà soli». Proprio in queste ore una delegazione di licenziati si è recata dal primo cittadino di Milano che ha chiesto un incontro con l’ultimo degli occupanti la torre. «Una torre che non dimenticherò – racconta al taccuino del giornalista, Focarelli mentre beve sali minerali – ma che ha fatto il suo tempo. Era ormai diventato impossibile continuare con questo caldo».

 

2 Responses to Binario 21, l’ultimo licenziato scende dalla Torre: “Abbiamo vinto ma la lotta continua”

  1. vale

    19 June 2012 at 23:52

    ottimo il lavoro dei lavoratori che hanno permesso il ripristino dei treni notte.
    La raccolta firme indirizzabile hai più alti vertici del ministero dei trasporti e del lavoro, a mio avviso andrebbe indirizzata al presidente della repubblica e ai vertici sindacali al fine di appellarsi agli articoli della Costituzione Italiana affinchè i lavoratori licenziati e che hanno partecipato alla lotta, possano subitaneamente essere reinseriti alle loro specifiche mansioni.
    La lotta potrebbe svolgersi ora a livello di magistratura qualora non si tenga presente l’articolo che denuncia la non discriminazione alla partecipazione e all’espressione dei propri diritti.

    Ancora grazie
    Vale al binario 21 torre faro
    Stazione Centrale Milano

    Milano, 19.06.2012

  2. Emiliano Paternoster

    23 June 2012 at 12:53

    Conosco Stani da un bel po’, siamo di Paola entrambi. Il coraggio che ha dimostrato in tutti questi mesi è importante dire che pochissime persone lo avrebbero fatto. Grazie per tutti coloro che lottano per una vita dignitosa.
    Ciao, Emiliano.