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Geopolitica del pallone

18 June 2012versione stampabile

Christian Elia

Buon proposito della giornata: lasciar perdere Pier Paolo Pasolini (”Dopo la letteratura e l’eros, per me il football è uno dei grandi piaceri”), Jean-Paul Sartre (”Il calcio è una metafora della vita”) e Albert Camus (“Tutto quello che so della vita, l’ho imparato dal calcio”). Detto questo, però, come si fa a non pensarci?

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I primi due gironi di qualificazione ai quarti di finale dei campionati Europei di calcio si sono conclusi. In attesa dei risultati degli altri due, si delineano i primi incontri. Repubblica Ceca – Portogallo, d’accordo, ma soprattutto Grecia – Germania, a Danzica, il 22 giugno prossimo.

Detto che se la Grecia non avesse fatto l’impresa di battere la Russia, qualificandosi a sorpresa, si sarebbe giocata Germania – Polonia a Danzica, pure quella tutta da raccontare, ecco che proprio mentre si contano le ultime schede elettorali per vedere se Atene riuscirà a darsi un esecutivo per rispettare i patti con l’Unione europea e non uscire dall’euro, il destino si diverte come spesso fa, con il calcio.

Proprio la cancelliera tedesca Angela Merkel, infatti, con un’entrata a gamba tesa che neanche Materazzi su Shevchenko nei derby Inter – Milan di qualche anno fa, è stata sommersa di critiche per aver detto la sua sul voto in Grecia. Invitando a votare per coloro che vogliono rispettare i patti, che in altri termini voleva dire ‘non votate per gli altri’. Perché il voto in Grecia, celebrato domenica, era stato presentato come uno spareggio: dentro o fuori dall’Europa.

Il dio pagano più potente del mondo, il calcio, ci mette lo zampino. Alla fine, con la Germania, il 22 giugno, è lo stesso. Dentro o fuori. Volete mettere il destino di milioni di persone con uno stupido torneo di calcio? Ovvio, ben diverso. Ma di simboli, noi anime in transito in questo mondo, ci nutriamo. E nessun quarto di finale sarà emotivo come quello di Danzica.

Fino a non molto tempo fa, in Grecia, ancora si raccontavano con ironia le beffe ai turisti tedeschi. In un Paese dove l’occupazione nazista ha fatto male davvero, la memoria della resistenza greca era radicata nel popolo, al punto che come ricordava in questi giorni il Sole24Ore, citando lo storico dell’economia Marcello De Cecco, nel 1953 per il London debt agreement, che doveva ricucire le ferite della Seconda guerra mondiale, la Grecia si oppose per ben due volte alla sanatoria della quale godette la Germania.

Corsi e ricorsi storici, oggi è toccato alla Germania vincolare l’aiuto alla Grecia a draconiani tagli che hanno ridotto sul lastrico i greci. La sinistra, sconfitta domenica, si diceva pronta a uscire dall’euro, tornare alla dracma e ristabilire la sovranità di Atene sul proprio destino. Oggi, dopo la vittoria del fronte europeista, lo tsunami nel cuore della moneta unica sembra più lontano. Ma le persone comuni, in Grecia, sono sempre più convinte che la Germania e il suo rigore siano in parte colpevoli del loro malessere.

Come spesso accade, la partita del 22 giugno si carica di una serie di significati che con lo sport c’entrano poco. I greci, per forza di cose, saranno animati da uno spirito di rivalsa, sportivo ovvio, ma che avrà un sapore differente da qualsiasi altra vittoria. E poi, alla fine, siamo davvero convinti che la vita non c’entri con lo sport? Sembra di vederlo, il piccolo e nodoso Karagounis, capitano greco ed eroe della vittoria sulla Russia, con la sua faccia da pirata, di fronte al capitano tedesco, Lahm, con la faccia di uno che i compiti li ha sempre fatti. Come due mondi che si confrontano, come due visioni differenti della vita. E del calcio.

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One Response to Geopolitica del pallone

  1. Marco

    20 June 2012 at 09:57

    Caro Christian
    non mi sembra che la sinistra in Grecia sia stata sconfitta, dato che ha preso il 27% dei voti, senza contare KKE e “sinistra democratica”, dato che il pasok è ormai un partito tecnocratico di destra, come il nostro pd.

    Casomai, appunto, la sinistra è stata cancellata in Italia, purtroppo giustamente, e per propria responsabilità.

    E non mi sembra nemmeno che Syriza volesse uscire dall’unione monetaria, semmai voleva cancellare il pessimo memorandum di tagli stupidi e indiscriminati imposto dai soliti noti con la solita nefasta ideologia dietro, e imporre un’unione monetaria di crescita e sviluppo, non solo di libero mercato.

    Ma forse ho capito male, spigatemi voi.
    Saluti.