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L’euro spacca la Grecia, in cerca di unità nazionale

18 June 2012versione stampabile

Da Atene,
Margherita Dean

Alle dieci di questa mattina il Presidente del Parlamento di Atene, informerà formalmente il Presidente della Repubblica sui risultati delle elezioni di ieri; questi darà poi avvio alla procedura dei mandati esplorativi. Una procedura che, con ogni probabilità terminerà molto presto, dal momento che lo scenario politico delineatosi dopo le elezioni di ieri non da adito a scenari di ingovernabilità come quelli che, al contrario, hanno caratterizzato gli scrutini del 6 maggio.

Oli Scarff/Getty Images

Il centro – destra rappresentato da Nea Dimocratia ha ottenuto il 29,65 per cento e 129 seggi, la sinistra radicale Syriza il 26,89 per cento e 71 seggi, il partito socialista Pasok il 12,28 per cento e 33 seggi, la destra di Anel il 7,51 per cento e 20 seggi, i neo – nazisti di Alba dorata il 6,92 per cento e 18 seggi, la sinistra riformista il 6,25 per cento e 17 seggi, il partito comunista il 4,51 per cento e 12 seggi.

La maggioranza assoluta al Parlamento greco, composto di trecento seggi, è di 150+1 e Nea Dimocratia dovrà trovare un alleato; il Pasok è la scelta naturale anche se, già ieri notte, il leader socialista, Evanghelos Venizelos, dichiarava come sia necessaria la formazione di un governo di unità nazionale, cui partecipino anche Syriza e Dimar.

Al di là del scontato rifiuto di Syriza a partecipare a una coalizione governativa del genere, Evanghelos Venizelos non ha torto a vedere, nei risultati di ieri, la profonda spaccatura politica in seno alla società greca, la quale sarà presto chiamata ad affrontare l’ennesimo dispiegarsi di misure di austerità che non mancheranno, nonostante la promessa di rinegoziazione del memorandum di prestito fatta da Antonis Samaràs, leader di Nea Dimocratia.

Il patto con la troika, infatti, è probabile che sia ridefinito quanto alla durata temporale del medesimo ma i cambiamenti non ne toccheranno la sostanza e Venizelos prevede reazioni sociali forti dell’ascesa del Syriza.

La percentuale di quest’ultimo rappresenta un dato di rilevanza politica storica per la sinistra greca che mai era stata tanto forte dalla caduta dei colonnelli nel 1974 e fa di Syriza partito dell’opposizione di governo.

Non deve, pertanto, stupire come ieri notte, quella di Syriza sia stata una festa e meglio di tutti, proprio il segretario del partito, Alexis Tsipras, abbracciato da Manolis Glezos, simbolo della guerra partigiana greca, ha descritto quello che provano gli elettori della sinistra radicale: “i miei sentimenti sono contrastanti, abbiamo conquistato una percentuale straordinaria ma non saremo noi al governo”, ha dichiarato nel corso dei festeggiamenti che hanno avuto luogo nel piazzale antistante il rettorato dell’Università di Atene, dove ha anche chiesto ai suoi sostenitori che nessun povero o disoccupato resti senza luce, senza cure mediche e senza accesso ai beni fondamentali.

Nel quadro della dinamica ascendente di Syriza si legge anche il crollo del partito comunista stalinista, forza che, tradizionalmente, si attestava sull’8-9 per cento. Con appena 12 deputati, il Kke paga il caparbio rifiuto a coalizzarsi con la sinistra radicale, nonostante i ripetuti inviti in tal senso di quest’ultima.

Quanto ai neo fascisti di Alba dorata, registrano una leggera flessione rispetto ai risultati delle elezioni del 6 maggio ma tornano, per la seconda volta consecutiva, ad occupare gli scranni del Parlamento greco. E questo nonostante nel corso delle ultime settimane gli sgherri di Alba dorata abbiano dispiegato tutto il loro potenziale di odio razziale e politico, nonché la loro violenza. Evidentemente, per i 425.792 elettori dei neo fascisti, l’opposizione all’austerità si esprime bene a suon di pugni, coltellate e deliri retorici che è fin troppo facile prevedere si intensificheranno.

Con le elezioni del 17 giugno, tutto è cambiato per la Grecia, pur rimanendo uguale.