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Egitto, futuro incerto

19 June 2012versione stampabile

Costanza Spocci
dal Cairo

Incertezza e confusione in seguito alla seconda tornata elettorale delle presidenziali egiziane, che ha visto un calo dell’affluenza nei centri urbani contro un aumento esponenziale del voto nelle campagne.

”Questo è un momento di vittoria per la rivoluzione e per la volontà del popolo. Ognuno ha il dovere di accettare questa volontà e prendere parte alla costruzione del futuro della nostra amata patria, con la fine di una fase e l’inizio di un’altra”, è stato il comunicato ufficiale di ieri sera del Partito Freedom and Justice che rappresenta il più vasto movimento dei Fratelli Musulmani.

Daniel Berehulak /Getty Images

Secondo gli ultimi aggiornamenti Mursi sarebbe in testa con il 51,80 per cento contro il 48,10 per cento dell’ex Capo dell’Aviazione ed ex-Primo Ministro di Mubarak Ahmed Shafiq, ma i risultati ufficiali del secondo turno verranno annunciati dalla Commissione Elettorale Suprema solamente questo giovedì.

I Fratelli Musulmani sono scesi in piazza ieri mattina per festeggiare una vittoria ancora ufficiosa e sono rimasti fino a sera inoltrata, quando in una via di Tahrir, Talaat Harb Street, si sono verificati scontri tra i Fratelli e alcuni supporters di Shafiq, che avevano deciso di festeggiare a loro volta il loro nuovo Presidente. La forbice di differenza tra i due candidati infatti è tale da permettere ancora il beneficio del dubbio su chi dovrà ricoprire la carica di Presidente e, sebbene dalla campagna elettorale di Shafiq non vi sia stata ancora alcuna dichiarazione ufficiale in merito, ieri sera l’ headquarter era in festa.

Ahmed ha venticinque anni e lavora in un hotel “questo non è il modo di vincere delle elezioni” . Indicando la calca di uomini che stanno festeggiando a Tahrir sventolando bandiere egiziane e badge di Mursi sotto il sole commenta “hanno votato per un Presidente senza legge. Io ho boicottato entrambi i turni: prima voglio una Costituzione che mi dica che poteri avrà il Presidente, solo allora andrò a votare”.

Un giovane avvocato dei Fratelli invece entusiasta, non si preoccupa di non avere più una maggioranza né un Parlamento. Sulla sentenza di oggi pomeriggio che un tribunale dovrà emettere riguardo allo status legale del Movimento dei Fratelli Musulmani ribatte “Anche se dichiarano il movimento illegale, abbiamo sempre il partito. Non sono preoccupato. Ora la rivoluzione ha un leader ed è Mohammed Mursi”. Di fianco a lui, un ragazzo del Movimento 6 Aprile, sceso in Piazza non tanto per festeggiare una vittoria, quanto per festeggiare la disfatta di Shafiq, non sembra essere della stessa opinione.

Oggi in tarda mattinata un corteo del Freedom and Justice Party si recherà di fronte al Parlamento per cercare di entrare e tenere una sessione regolare nonostante la decisione della Corte Costituzionale di dissolvere la Camera Bassa. Se, come annunciato dallo Consiglio Supremo delle Forze Armate (SCAF), i Fratelli Musulmani non saranno lasciati entrare, dirotteranno verso Piazza Tahrir dove si svolgerà una sessione pubblica di protesta contro i nuovi emendamenti costituzionali emanati dallo SCAF.

Una Dichiarazione Costituzionale è stata infatti resa nota dallo SCAF domenica sera a due ore dalla chiusura dei seggi. I nuovi emendamenti introdotti regolarizzano la riacquisizione del potere legislativo da parte del Consiglio Militare e il suo controllo esclusivo sul budget del Paese, di fatto riportando il paese alla situazione di marzo 2011. A luglio il Parlamento avrebbe dovuto votare la legge di bilancio 2012/13 per risanare un debito di 22 miliardi e mezzo.

Secondo il nuovo articolo 53, i militari hanno l’esclusiva su tutte le questioni riguardanti le Forze Armate, inclusa la nomina dei capi e l’estensione delle loro cariche. Il Generale Tantawi rimane così a capo dello SCAF e Ministro della Difesa fino a nuova Costituzione. Il secondo comma prevede inoltre la possibilità del Presidente di delegare pieni poteri alle Forze Armate in caso di forte instabilità interna per garantire il mantenimento dell’ordine e della sicurezza secondo la vigente legge egiziana, la quale in seguito ad un decreto marziale emanato dal Ministero della Giustizia la settimana scorsa, prevede carta bianca per militari, intelligence e polizia in materia di repressione e arresto di civili.

Il Supremo Consiglio delle Forze Armate ha inoltre pieni poteri sui lavori dell’Assemblea Costituente: il capo dello SCAF insieme al Capo del Consiglio Giudiziario Supremo (il Giudice El Gharyani, eletto ieri a capo della Costituente), al Presidente e al Primo Ministro, avranno il potere di veto su ogni articolo costituzionale che verrà stilato dall’ Assemblea. Se la nuova assemblea, eletta ieri pomeriggio, non dovesse essere in grado di portare a termine il suo compito, lo SCAF si arroga il diritto di scioglierla e di nominarne una nuova, che entro tre mesi dalla sua formazione dovrà provvedere a stilare una nuova Costituzione.

Una volta che la Costituzione sarà pronta, dovrà essere sottoposta a referendum e solo in seguito alla sua approvazione potrà iniziare il processo che porterà alle elezioni Parlamentari. Questo significa che per i prossimi sei mesi l’Egitto non avrà un Parlamento e che il suo Presidente dovrà governare per decreti e circolari che dovranno passare il vaglio del Ministero della Giustizia e dovranno confrontarsi con la ratifica del legislativo, nelle mani dello SCAF.

Il Presidente dovrà inoltre operare nel quadro di un National Defense Council, istituito tramite il decreto n. 348/2012 pubblicato ieri pomeriggio sul gazzettino egiziano. Non sono ancora chiari i poteri specifici del Consiglio, ma la sua composizione non lascia intendere ampi margini di manovra per il nuovo Presidente, né per i rappresentanti civili, che in tutto saranno cinque, tra cui il Primo Ministro e lo Speaker del Parlamento. Undici saranno invece i militari: il Ministro della Difesa – Generale Tantawi – e un suo assistente, il direttore dell’intelligence generale egiziana e il direttore dell’intelligence militare e del riconoscimento, il Ministro per la Produzione Militare e tutti i comandati delle branche delle Forze Armate egiziane.

I militari restano così la prima istituzione che manovra il gioco politico, a discapito di chi, in seguito ai primi sondaggi che danno Mursi per vincente, parla già di una vittoria dell’islam politico in Egitto, mentre la sentenza sullo status legale dei Fratelli è stata rimandata al 4 settembre.

Un dato supportato non solo dal gioco politico-istituzionale, ma anche dalle logiche che hanno dettato le motivazioni per votare l’uno o l’altro candidato alla Presidenza.

Trasporti gratuiti, bus con aria condizionata disponibili per recarsi ai seggi, due giorni di vacanza per tutti i dipendenti pubblici ed estensione di due ore dell’apertura dei seggi la sera di domenica, hanno garantito solo un’affluenza del 50%, qualche punto in più rispetto a quella della tornata precedente grazie alla forte mobilitazione del voto contadino, letteralmente trasportato di fronte ai seggi per votare.

Nonostante gli sforzi dei due candidati e le disposizioni messe a punto dal Consiglio delle Forze Armate per garantire una forte partecipazione, per le strade non c’è stata l’euforia cha aveva contraddistinto il primo turno, per di più svoltosi in giornate lavorative in cui nessuno sconto era disponibile sui trasporti pubblici.

La maggior parte delle persone che hanno votato, hanno espresso una preferenza contro il candidato avversario. Non è stato un voto per il programma di ordine e sicurezza di Shafiq, né per il progetto di “rinascita” dei Fratelli Musulmani.

Nei due quartieri chiave della rivoluzione, il leitmotiv è lo stesso. Al Cairo, nel quartiere popolare di Bulaq al-Dukrour, da dove è partita la ventunesima marcia segreta verso Tahrir il 25 gennaio – l’unica non organizzata su Internet e l’unica ad essere arrivata compatta in piazza – la propensione per l’uno o per l’altro candidato non è forte. “Ho votato Mursi perché Shafiq è il vecchio regime” dice non troppo convinto un signore intento a fumare shisa al tavolino di un bar “Ad ogni modo, chiunque salga dovrà fare i conti con i militari”. Il suo compagno di backgammon è rimasto indeciso fino all’ultimo se andare a votare o meno. Quando si alza è perché un suo amico, appena tornato dai seggi, lo convince in modo piuttosto esagitato ad andare a votare Shafiq.

Anche ad Alessandria l’entusiasmo non è alle stelle. Ci si accorge che le elezioni per la presidenza sono in corso solo grazie al fatto che il biglietto del tram è gratis per tutti. Nessuno parla dei due candidati. A Cleopatra, quartiere in cui è nato ed è stato ucciso Khaled Said, mito e icona della rivoluzione del 25 gennaio, un marinaio ci dice che ha votato il candidato laico di ispirazione nasseriana Sabbahi al primo turno. “Non ho boicottato, anche se non mi piace nessuno dei due”. Poi rimane in silenzio e guarda la strada. Non vuole dire per chi ha votato.