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Imprese che Resisitono: “In Italia è difficile sopravvivere”

19 June 2012versione stampabile

Alessandro Grandi

“E’ dura. Si cerca di resistere ma è difficile. Un imprenditore decide di darsi da fare e tenere duro perché spera di vedere un orizzonte davanti a sè. Oggi, purtroppo un orizzonte non si vede nel nostro Paese e con questo sistema fiscale, è diventato difficile sopravvivere” racconta seduta dietro la sua scrivania Laura Costato, ex campionessa di basket femminile, oggi a capo della Costato srl, azienda leader del settore delle viti e dei bulloni speciali, una delle eccellenze della manualità italiana.

MARK RALSTON/AFP/GettyImages)

Laura è una delle responsabili per la Lombardia di “Imprese che resistono” coordinamento nazionale di imprenditori che si aiutano per combattere una crisi che colpisce sempre più la piccola e media impresa. E di conseguenza il mondo del lavoro dipendente.

“Il piccolo imprenditore vive del suo lavoro e poco gli interessa di come si muove la finanza o di avere ansie legate alla situazione economica del Paese. Poi, però, si trova davanti a certe situazioni. E non si può dare solo colpa a Mario Monti o alla politica. La crisi è iniziata con la globalizzazione” dice fumando l’ennesima sigaretta l’imprenditrice.

“Siamo circa 4mila gli imprenditori riuniti sotto la sigla di Icr (Imprese che resistono). Siamo molti ma dei nostri problemi la politica non se ne occupa. E che fatica abbiamo fatto per cercare un accordo con Equitalia, che dovrebbe dare un canale d’ascolto privilegiato ai nostri aderenti. Oggi, però, per la mia azienda, ad esempio, l’unica soluzione è la delocalizzazione” dice visibilmente amareggiata la Costato. Quando era a regime la sua impresa contava 11 dipendenti. “Oggi siamo due” ribadisce Laura. “Non abbiamo avuto modo di rimpiazzare quei lavoratori che per sopraggiunti limiti di età andavano in pensione – aggiunge l’imprenditrice – e così abbiamo ridotto drasticamente il personale. Anche le macchine sono ferme. Così non si può andare avanti e per questo ho deciso di lasciare questo Paese e trasferire parte delle produzioni in Moldavia. E’ vero: è la nazione più povera d’Europa. Ma è altresì corretto dire che la sua fiscalità dovrebbe essere presa d’esempio. Una cosa su tutte: il Moldavia si fa deve presentare il bilancio al ministero una volta al mese. Così si riduce praticamente a zero la possibilità di evadere le tasse. Una novità che dovrebbe essere seguita anche da noi che siamo un Paese che ha sempre vissuto grazie alla bustarella. Se poi vi sia la corruzione anche lì, non lo dubito, ma dove non c’è? In Moldavia è sicuramente differente rispetto ad altri Paesi”.

“Abbiamo tenuto botta finché abbiamo potuto. Finché nelle casse ci sono stati i soldi, bene. Poi abbiamo iniziato a utilizzare il patrimonio personale. Tutto questo al fine di non licenziare e quindi non buttare in mezzo a una strada le persone e le loro famiglie. Forse avevamo la speranza, vana ma anche assurda che qualcuno rendesse merito al fatto che si lottava per tenere in piedi l’azienda. Le piccole e medie aziende producono ricchezza e lavoro. Se non si lavora non si produce ricchezza. Se non si incentivano le aziende ma le si colpisce con una fiscalità che non ha pari in Europa, diventa impossibile anche essere competitivi sul mercato internazionale. E poi ricordiamoci che l’impresa che va all’estero porta fuori la sua capacità e non la passa alle nuove generazioni di italiani” aggiunge la Costato.

“E vorrei ricordare che gli imprenditori che vanno all’estero non sono per forza persone che scappano. La fuga in questo caso non esiste. Quando sento gente dire: ‘Sono italiano e sono orgoglioso di esserlo’ non mi trova d’accordo. Io lo trovo un concetto incomprensibile. In Italia non si sta più bene. Penso non solo all’azienda ma anche ai miei figli. In questo Paese non hanno futuro. Prima di tutto perché il sistema scolastico è penoso. E poi perché questo che crede di essere un gran Paese è stato dormiente fino a oggi. Ha solo aspettato senza fare nulla. Come detto la colpa della situazione è del sistema che non poteva reggere il tutto. E per sistema intendo sia quello politico che economico. Ma anche quello sociale è stato gestito in modo sbagliato, senza interesse. Devo essere sincera: credo che questo sia un Paese morto da tempo” dice polemicamente la Costato

“Se poi aggiungiamo il fatto che la fiscalità a cui sono sottoposti le piccole imprese le stritola, capiamo bene che la situazione è grave. E poi ci sono gli stipendi. Purtroppo i salari rimangono bassi a fronte di un costo del lavoro che è sempre più alto e di una produttività sempre più bassa. Qui entra in gioco la convenienza e l’imprenditore italiano tende ad andare dove gli conviene maggiormente. Soprattutto in questo momento dove è bene non perdere la capacità di primeggiare con i nostri prodotti. Tutte le crisi – conclude la Costato – fanno male ma sono utili per far aprire le menti. Speriamo accada anche qui. Noi come Imprese che resistono cerchiamo di dare il maggior supporto possibile e gratuito a tutti quegli imprenditori che lo chiedono. La nostra è una causa comune e per questo siamo uniti” conclude Laura Costato.