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Spagna, Asturie continuano le proteste dei minatori

19 June 2012versione stampabile

Luciana Coluccello

Foto Miguel Riopa/Getty

Dalle Asturie alla regione di Castilla y Leon i minatori spagnoli non intendono arrendersi di fronte al piano del governo che prevede tagli al settore minerario nell’ambito del piano di austerità. L’ultima grande manifestazione si è tenuta ieri, 18 giugno, a Langreo, un piccolo comune asturiano.

Per la quarta settimana i dimostranti (che non provengono solo dal settore minerario) stanno continuando a bloccare linee ferroviarie e autostrade. E-il mensile ha intervistato uno di loro, Carlos, che lavora in una miniera asturiana e che manifesta dal 30 maggio senza sosta. “Sentiamo che non siamo da soli”, ci ha detto Carlos. “Sono in molti a condividere la nostra causa. Eppure avremmo bisogno di un sostegno ancora più forte, soprattutto in Spagna. Al momento ci sentiamo più sostenuti dai polacchi e dai britannici che dai nostri connazionali”.

Concretamente cosa fate ogni giorno, da quando è iniziato lo sciopero generale?
Noi ci presentiamo al lavoro tutti i giorni. Solo che, invece di restare a lavorare partiamo da lì e poi ci muoviamo per protestare. Prima o poi il governo dovrà reagire perché comunque le miniere sono paralizzate. Senza promesse certe la gente non tornerà a lavorare”.

Come è la situazione nelle strade?
“Per strada si respira sempre più tensione durante le proteste, anche perché le azioni della polizia antisommossa stanno diventando sempre più dure. A volte non tengono neppure conto di donne i bambini. Questo ci preoccupa, ma non abbiamo intenzione di fermarci. Ripeto, noi non torneremo a lavoro fino a quando il governo non farà un passo indietro”.

Ci sono stati casi di violenze gravi?
Si può dire che ci siano tutti i giorni casi di violenza, ma fortunatamente ancora non c’è stato alcun episodio grave. Ribadisco, però, che la situazione sta diventando sempre più pesante. Ci sono veri e propri scontri tra dimostranti e polizia che ha iniziato a lanciare proiettili, per il momento di gomma. Certo, anche i manifestanti non scherzano: molti lanciano contro gli agenti di polizia pietre e razzi artigianali. Non dimentichiamo, poi, la dura condizione di chi resta in forma di protesta dentro le miniere. Ci sono alcuni miei colleghi che non risalgono in superficie da più di tre settimane. Finché non sapranno che il governo ha fatto un passo indietro loro resteranno lì sotto”.

Secondo i Sindacati, i tagli al settore minerario determineranno la perdita di 30mila posti di lavoro. Maximino Garcia Suarez, Segretario generale della Federación de Industria de Asturias, ha dichiarato a E-il mensile: “Chi sta scioperando non sta domandando niente di eclatante al governo. Sta solo chiedendo che venga rispettato l’accordo con il settore minerario che scade il 31 dicembre. Se c’è da cambiare o da rinegoziare qualcosa, lo faremo a partire dal 1° gennaio 2013, non ora”.

“Si tratta di una condizione basilare per tornare al lavoro”, sottolinea Garcia Suarez, altrimenti “le proteste non si fermeranno e il settore minerario continuerà a restare in questa paralisi operativa”.

Il piano di austerità previsto dal governo, afferma il Segretario generale, colpisce tanto il settore minerario pubblico quanto quello privato. É quest’ultimo, però, quello che “soffre maggiormente”. Teniamo conto – ricorda Garcia Suarez che le condizioni di chi lavora nel settore privato sono sempre state peggiori di chi lavora nel pubblico. Hanno salari più bassi, e al momento di andare in pensione non godono dei privilegi di cui gode chi lavora nel pubblico. Certo, i tagli previsti colpiscono entrambi. Ma il settore pubblico è sempre stato un paradiso rispetto al privato. È stato creato da Franco dopo la rivoluzione del 1934, quando i minatori erano un collettivo molto forte. Da quel momento chi ha lavorato nell’impresa statale Hunosa ha sempre avuto molti privilegi economici che chi lavorava nel privato non aveva: salario più alto, ferie retribuite, pensionamento anticipato. Sapete perché, per esempio, l’edificio amministrativo dell’impresa è stato chiamato “Pozu Moqueta”? Perché lì c’è sempre stato il consiglio di amministrazione composto da dirigenti franchisti che sono diventati milionari senza mai scendere dentro una miniera“.

“Quindi – continua il Segretario di Federación de Industria de Asturias – i tagli riguardano sia il settore minerario pubblico sia quello privato, però se nel caso di pubblico i lavoratori che resteranno senza lavoro avranno quanto meno una pensione, nel caso delle imprese private i lavoratori non avranno contributo alcuno per il fatto di essere rimasti disoccupati”.

Per questo, conclude Garcia Suarez, “noi continueremo con lo sciopero indefinito finché non avremo dei risultati. Purtroppo c’è già stata una rottura di dialogo tra governo e sindacati, ma noi non siamo disposti ad indietreggiare. Se il piano del governo dovesse passare, la Spagna vivrebbe una crisi ancora più profonda di quella che sta attraversando. Ci sarebbe, infatti, un importante aumento della disoccupazione, oltre che una crisi del settore minerario. Almeno fino al 31 di dicembre vogliamo quello ci spetta, nulla di più nulla di meno di quanto già non sia previsto dall’attuale piano, poi siamo disposti a rinegoziare”.