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Egitto, mistero Mubarak: “È clinicamente morto”. Ma l’esercito smentisce

20 June 2012versione stampabile

È una ridda di ipotesi quella che si è scatenata sulla salute dell’ex presidente egiziano Hosni Mubarak. Lanci di agenzia diffusi nella tarda serata di ieri lo davano per morto, flash successivi precisavano che era “clinicamente morto” ma la Giunta militare che ha ereditato il potere dall’ex Faraone smentiva recisamente e a stretto giro. Stando alle ultime notizie, sarebbe mantenuto in vita artificialmente. Intanto, nella notte, intorno all’ospedale militare andavano raccogliendosi gruppi di sostenitori ma anche gruppi di contestatori, di quelli che avrebbero voluto per l’uomo che ha governato l’Egitto per trent’anni, dal 1981 al 2011, venisse condannato a morte, in quel processo che è seguito al suo rovesciamento.

L’ex presidente ieri sera avrebbe avuto un infarto e sarebbe stato trasferito immediatamente dal carcere all’ospedale militare, dov’è stato allestito immediatamente un imponente servizio di sorveglianza. Che le sue condizioni di salute non fossero buone non era un mistero: più volte aveva accusato malori durante le udienze. Famosi resteranno quegli scatti che lo ritraevano in barella mentre deponeva in aula.

Le voci sulla morte di Mubarak sono l’emblema dello stato in cui si trova il Paese, nel pieno di uno stallo istituzionale provocato dal braccio di ferro tra i Fratelli musulmani e i generali. L’alleanza che aveva de facto gestito il passaggio al post-Mubarak sembra essersi rotta. Nelle elezioni presidenziali dello scorso fine settimana, le urne avrebbero premiato il candidato della fratellanza Mohammed Bursi ma il principale avversario, il generale Ahmed Shafiq, che ha dietro di sè l’esercito, ha smentito, sostenendo di essere lui il vincitore. Giovedì i risultati verranno annunciati ufficialmente. Ieri notte piazza Tahrir, il luogo simbolo della rivoluzione che depose il Faraone, era di nuovo piena di gente sospesa tra la voglia di festeggiare una sopraggiunta normalità e la tentazione di riaccendere di nuovo la scintilla rivoluzionaria.