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Giornata mondiale del rifugiato: il limbo di chi proviene dalla Libia

20 June 2012versione stampabile

Uno degli aspetti più surreali della politica è la totale assenza di logica. Quella umana, quella del buon senso. Perché la logica degli affari e della realpolitik è sempre acuta.

Tullio M. Puglia/Getty Images

Ecco che dopo aver celebrato sui giornali l’anelito di libertà dei siriani e dei libici, meno quello di egiziani e tunisini, e per nulla quello dei sauditi e dei cittadini del Bahrein, l’Italia si appresta a rimandare a casa i migranti subsahariani che, in Libia per lavoro o per tentare di proseguire il viaggio verso l’Europa, sono stati travolti dall’insurrezione prima e dal caos dopo nella Libia del dopo Gheddafi.

Oggi si celebra la giornata mondiale del rifugiato, quel sacrosanto diritto riconosciuto dalle Nazioni Unite e dal diritto internazionale per tutti coloro in fuga da persecuzioni razziali, religiose, politiche, etniche o per il loro orientamento sessuale.

Solo che la (non) logica della politica non fa sconti a nessuno. Ecco che, per la legge italiana, queste persone finita l’emergenza in Libia devono tornare indietro. Ma dove? Pubblichiamo l’appello di queste donne e questi uomini, dal sito MeltingPot, per unirci alla richiesta della società civile di sostenere il progetto di vita di queste persone, impedendo che vengano spezzati i loro sogni, per essere rigettati verso un incubo fatto di miseria e paura.

Siamo ragazzi arrivati dalla Libia a causa della guerra che c’è stata lo scorso anno, una guerra che ci è esplosa sopra le teste. Siamo dovuti scappare abbandonando tutto quello che avevamo.

Eravamo arrivati in Libia dopo aver lasciato i nostri paesi d’origine per motivi diversi e là abbiamo trovato lavoro. I nostri Paesi d’origine sono molti: Bangladesh, Benin, Burkina Faso, Camerun, Ciad, Congo, Costa d’Avorio, Eritrea, Etiopia, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea Bissau, Libia, Mali, Marocco, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone, Siria, Somalia, Sudan. In Libia avevamo potuto costruirci una vita con delle certezze. Nessuno aveva mai pensato di venire in Italia o in Europa. Solo la guerra ci ha costretto ad imbarcarci, ad attraversare il Mediterraneo, rischiando la vita per scappare dalle bombe. Altri nostri fratelli sono riusciti a ritornare nei propri paesi di origine, ma per noi questo non è stato possibile. Pensate che se avessimo potuto rientrare nei nostri paesi, dalle nostre famiglie, ora saremmo qua? Non c’è niente come la propria casa!

Siamo stati costretti ad affrontare una scelta inevitabile, il mare aperto che, alcuni di noi, non avevano mai visto nella propria vita e di cui erano terrorizzati. Molti, purtroppo, non ce l’hanno fatta.

Non possiamo tornare in Libia dove vivevamo da anni. Lì rischiamo la vita, perché, dopo che è scoppiata la guerra, la situazione per noi stranieri è diventata pericolosa. Tanti credevano che noi fossimo mercenari di Gheddafi. Non possiamo tornare nei nostri paesi d’origine per problemi politici e sociali. Non possiamo rimanere in Italia perché, senza permesso di soggiorno, saremo clandestini e trattati come criminali: questa non è vita.

Siamo bloccati, in attesa di una risposta che non si sa quando arriverà. Senza documenti come si vive? Cosa si può fare?

Nella situazione di vuoto ed incertezza in cui ci troviamo la tristezza, la delusione, la frustrazione, il senso d’impossibilità ci stanno trascinando nella depressione.

Un nostro fratello, triste, deluso e disperato, senza nessuna speranza, ha cercato di togliersi la vita.

NON POSSIAMO E NON E’ GIUSTO CONTINUARE A NON VIVERE!

Vogliamo una vita degna di questo nome!

Abbiamo bisogno di documenti per ricostruire la nostra vita e immaginare il nostro futuro. La legge italiana prevede la concessione del permesso di soggiorno per scopi umanitari a chi scappa da una guerra, ma per noi non è stato così. L’unica cosa che abbiamo potuto tentare è stata la richiesta di asilo, ma il percorso è lungo, costoso e dall’esito incerto. Per molti di noi infatti la risposta è stata negativa e ci troviamo al punto di partenza.

Invitiamo tutte le donne e gli uomini solidali a partecipare alla manifestazione affinché ci venga data la possibilità di costruire la nostra vita, ci venga rilasciato un permesso che ci permetta di trovare un lavoro e vivere con dignità. Potremmo così contribuire a realizzare insieme la società del futuro.

Siamo uomini capaci ed intelligenti con tanta voglia di vivere liberi, lontani dalla guerra e lavorare in un mondo giusto!

E il mensile si unisce all’appello di queste persone, chiedendo che il governo italiano provveda immediatamente al rilascio del permesso di soggiorno umanitario a tutti coloro che sono stati costretti a fuggire dalla Libia a causa della guerra, attraverso l’istituzione della protezione temporanea (art. 20 T.U.) o delle altre forme previste dall’ordinamento giuridico. Una questione di dignità, di democrazia e di giustizia.

One Response to Giornata mondiale del rifugiato: il limbo di chi proviene dalla Libia

  1. Carla

    20 June 2012 at 15:04

    Ogni uomo nasce con il diritto ad avere il suo posto nel mondo perche’ il mondo e’ di tutti!

    DOCUMENTI SUBITO A TUTTI!