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Messico, il grido dei giornalisti minacciati

20 June 2012versione stampabile

A.G.

Il corpo senza vita e con evidenti segni di tortura di Victor Manuel Baez Chio è stato rinvenuto un paio di giorni fa in una delle strade del centro di Xalapa, nello Stato di Veracruz.

HECTOR GUERRERO/AFP/GettyImages

Manuel, da oltre 30 anni, si occupava di giornalismo d’inchiesta ed era uno dei responsabili del sito internet reporterospoliciacos.com.

Stando al resoconto diffuso dal locale distretto di polizia il giornalista sarebbe stato intercettato da un gruppo di uomini armati che a bordo di un pick up lo avrebbe obbligato a salire a bordo, sotto la minaccia delle armi.

Nonostante le forze dell’ordine di Veracruz abbiano da tempo rafforzato le misure di sicurezza nell’area la criminalità gode di vita facile. La polizia ha già fatto sapere che aprirà un fascicolo d’indagine per accertare chi e perchè ha ucciso il giornalista.

Sono già nove i giornalisti ammazzati dall’inizio dell’anno. E non sono mancati nemmeno gli attentati. L’ultimo in ordine di tempo ha colpito la sede di una radio locale causando molti danni materiali.

Il rappresentante dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha condannato i fatti e ha chiesto che venga fatta luce sull’ultimo omicidio. “E’ necessario – ha detto l’alto rappresentante Onu – che si sviluppino metodi investigativi che permettano la pronta identificazione delle responsabilità”.

Così come non sono mancare le aggressioni e le minacce per quei giornalisti ‘in prima linea’ che tutti i giorni raccontano le cronache di questa parte del Messico.

Addirittura una decina di giornalisti sono stati costretti a cambiare casa, lavoro, Stato. Uno di loro ha chiesto asilo politico all’ambasciata degli Stati Uniti: sarebbe stato troppo pericoloso continuare a vivere nello Stato di Veracruz.

Una delle cose che più infastidisce, però, è legata alle attività della polizia (troppo spesso protagonista di fatti di corruzione), che sarebbero lente e inefficaci per arrivare a dare un nome e un volto ai colpevoli degli attacchi contro i giornalisti.

E c’è anche timore nel rivolgersi alle forze dell’ordine che potrebbero essere state assoldate dai criminali.

E’ successo pochissimi giorni fa nello Stato di Jalisco: una pattuglia della polizia ha fatto irruzione in un noto albergo, ha chiesto il numero della stanza di due ospiti e li ha arrestati. Poche ore dopo i loro corpi sono stati rinvenuti in un campo alla periferia della città. I poliziotti sono stati tutti indagati grazie alle riprese di una telecamera a circuito chiuso che aveva filmato le azioni.

Dunque, poliziotti al servizio della gente di giorno, killer spietati la notte.

La situazione che vive la stampa nello Stato di Veracruz è critica. Le aggressioni ai giornalisti continuano e le autorità non riescono a dare risposte efficaci alle richieste della cittadinanza. C’è paura e c’è il timore che questa situazione possa davvero non avere mai fine.

Per resistere, restare uniti e cercare di continuare a dare un contributo all’informazione, raccontando ciò che accade in Messico, i giornalisti in prima linea si sono radunati sotto la sigla periodismoenlared, una organizzazione che vuole dare luce, spazio e tutto l’appoggio possibile ai professionisti della comunicazione.