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E ora liberate gli Arnaldo Otegi

21 June 2012versione stampabile


“E ora risulterebbe paradossale che Arnaldo Otegi rimanesse in carcere”. Iñaki Gabilondo, uno dei più famosi giornalisti del potente gruppo Prisa, per intenderci quello che edita fra gli altri il quotidiano El Pais, lo dice chiaro e tondo nella sua videorubrica sul sito del primo quotidiano spagnolo.

Non c’è da stupirsi, a seguire le cronache dei commentatori di punta sul Paese basco negli ultimi tempi. La mano pesante di altri tempi si è alleggerita. Eppure adesso il quadro diventa più completo: prima l’Audiencia nacional con l’assoluzione per gli esponenti di due liste elettorali, D3M e Askatasuna, rivendicando nella sentenza che il mero fatto di svolgere attività politica non costituiva necessariamente obbedire a una strategia di Eta. E poi, ieri, la decisione di misura del Tribunale costituzionale di legalizzare Sortu, il nuovo partito della sinistra basca, che era stato stoppato nel 2009 prima di poter raccogliere un ottimo risultato nelle urne.

Sortu era, è, il partito della svolta della sinistra basca, che ha portato al primato della lotta politica su quella politico-militare, e che ha permesso tregua e cessazione di attività di Eta.

Ora, davvero, manca ‘solo’ la liberazione del leader della sinistra, anche se a quelle latitudini e in quel movimento l’idea di capo carismatico viene sciolta nel lavoro collettivo e partecipato. Arnaldo Otegi è in carcere, fra l’altro, anche per il caso Bateragune, quando venne arrestato proprio perché stava pianificando la grande rivoluzione copernicana della politica protagonista rispetto alla violenza. Stava lavorando, insomma, a una nuova strategia di pace. Nelle sentenze che ha accumulato il sistema giudiziario e politico spagnolo sono riusciti a scrivere anche l’impossibilità per Otegi di esercitare un ruolo attivo in politico.

È questo il momento per dire: liberate Arnaldo Otegi.

Che è il modo di richiedere la liberazione di tutti gli Otegi che sono ancora in causa con la giustizia spagnola, o dietro le sbarre, o dispersi. In base a un teorema politico-giudiziario del ‘todo es Eta’, utilizzato per dieci anni.