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Grecia. All’eurogruppo prima prova per il governo che non c’è

21 June 2012versione stampabile

Da Atene
Margherita Dean

La composizione del “nuovo” governo di Atene sarà annunciata, salvo sorprese, nel pomeriggio di oggi. Lo stesso per l’accordo programmatico tra i partiti che sostengono l’esecutivo: il centro – sinistra Pasok e la Sinistra Democratica (Dimar), che hanno deciso di concedere appoggio esterno all’esecutivo guidato da Antonis Samaràs, leader del centro – destra di Nea Dimocratia. O, per dirla con un detto greco, sono incinta ma non troppo e se il Pasok può essere parzialmente giustificato per il logoramento di decenni al potere che detta cautela, la posizione di Dimar è oltremodo ambigua, quella di chi, in ultima analisi, non vuole sporcarsi le mani con l’operato di un governo che continuerà, in buona sostanza, la strada d’austerità imposta dai creditori del Paese.

LOUISA GOULIAMAKI/AFP/GettyImages

 

Che per Atene non si tratterà di un consiglio dei ministri particolarmente fresco, è confermato anche dal fatto che, stando al toto ministri, varcheranno la soglia di Megaro Maximou, sede del governo, deputati di Nea Dimocratia che nel passato molto recente (fino allo scorso maggio) hanno già ricoperto incarichi governativi o tecnocrati graditi alle élites istituzionali europee. Come un banchiere, Vassilis Rapanos, presidente della banca commerciale Bng (Ethniki Trapeza Ellados), prescelto alla guida del ministero delle finanze, dopo che l’ex governatore della Banca di Grecia, Loukàs Papadimos ha guidato le sorti greche dal novembre del 2011.

Quanto all’accordo programmatico tra Nea Dimocratia, Pasok e Dimar, tra i punti difficili delle trattative ancora in corso, si trova la durata del governo (che Nea Dimocratia vorrebbe quadriennale mentre Pasok e Dimar limitano all’orizzonte delle elezioni europee del giugno 2014); la politica estera e la pubblica sicurezza, controllo sull’immigrazione compreso. Sulla persona, invece, di Vassilis Rapanos, voluto personalmente dal Primo Ministro, Pasok e Dimar si sono trovate d’accordo con la scelta di Nea Dimocratia.

Intanto, però, è quantomai urgente per il governo mantenere la promessa pre elettorale di rinegoziare il memorandum che accompagna il secondo prestito salva – Grecia, quello di febbraio. Nonostante le autorità europee escludano altro che un prolungamento nei tempi di attuazione delle previsioni dello stesso (prolungamento che richiederà un ulteriore finanziamento tra i 16 e i 20 miliardi), all’Eurogruppo di oggi, l’attuale ministro ad interim delle finanze, cercherà di aprire la questione, quando il governo desidera mantenere i contratti collettivi, bloccare ulteriori riduzioni degli stipendi nel settore privato, ripristinare le pensioni più basse ai livelli del 2009 e sostituire la tassa straordinaria sugli immobili con un sistema più equo.

Al proposito, la posizione di Bruxelles è quella per cui non possa essere fatta alcuna concessione relativa al programma di riforme, alle misure volte ad accrescere la competitività e, in sintesi, all’essenza stessa del memorandum. I ministri europei delle finanze è più che probabile che oggi invitino il governo greco ad accelerare i tempi, visto lo stallo pre elettorale e proceda molto rapidamente alla riduzione del settore pubblico e alla copertura del buco delle entrate creatosi nell’ultimo semestre. Intanto, non appena il consiglio dei ministri avrà prestato giuramento, la troika tornerà ad Atene. Viaggio quantomai urgente, visto lo stato drammatico in cui versano le casse dello Stato e solo un esito positivo dei controlli garantirà l’erogazione di una tranche da 5 miliardi, nonché la seconda iniezione di liquidità, 25 miliardi, per la ricapitalizzazione delle banche elleniche.