home » esteri » asia e pacifico » Cina, l’alienazione secondo Guo Xiaolu

Cina, l’alienazione secondo Guo Xiaolu

22 June 2012versione stampabile

Gabriele Battaglia,
da Pechino
@Chen_the_Tramp

Guo Xiaolu ha stupito tutti quando lo scorso marzo, a Milano, ha presentato il suo ultimo film, Ufo in her eyes, durante il Festival del Cinema Africano, d’Asia e d’America Latina. È la storia di una contadina che vede un disco volante, o comunque qualcosa di strano. Da quel momento, la sua vita e quella del suo villaggio subiscono una trasformazione accelerata, metafora (ma neanche troppo, potrebbe essere tranquillamente una storia vera) di quella della Cina tutta.
In questi giorni il film debutta nelle sale statunitensi. L’occasione è buona per parlare con l’autrice, che è sia scrittrice sia regista, di Cina e Occidente, di città e campagna, di sviluppo e alienazione.

Matt Carr/Getty Images


Vorrei partire da una scena de film. In una festa che si trasforma in una sorta di orgia, l’ospite straniero si ubriaca con la segretaria del partito del villaggio – che è diventata una specie di manager – e nel frattempo continua a ripetere: “Voi siete il futuro!”

Intanto, nelle vicinanze, i contadini vengono espropriati e picchiati dalle autorità. Trovo sia una perfetta sintesi. Come ci è arrivata?
Dato che il film è un ritratto collettivo – in cui la Cina è il soggetto principale – tutti i personaggi e le storie devono convergere verso un grande conflitto, che ho cercato di rappresentare nell’ultima mezz’ora di film creando uno spazio che contenga le contraddizioni e porti al culmine della storia. La protesta dei contadini è sicuramente l’altra faccia della medaglia rispetto alla celebrazione dell’arricchimento. Penso che non solo in Cina, ma anche in Occidente e nei Paesi latinoamericani e africani, la modernizzazione si costruisca sul grande sacrificio dei valori tradizionali e della società rurale.

Nei suoi film e libri, lei si muove continuamente tra città e campagna, anche se mi pare culturalmente più “urbana”. Questo film è comunque molto rurale. Pensa che in Cina la campagna stia riconquistando centralità rispetto alla città? Mi riferisco per esempio a quello che è successo a Wukan.
Penso che la maggior parte dei miei romanzi e film abbiano a che fare con il tema dell’alienazione nella società umana, creata dalla radicale transizione tra cultura rurale e urbana. Anche la mia esperienza personale è questa, perché da bambina sono cresciuta in un villaggio e ho lottato per diventare una giovane di città, continuando poi a combattere con certi valori e identità.
È così anche nel mio ultimo romanzo, 20 Fragments of a Ravenous Youth. La verità è che abbiamo perso la vita rurale. La città è e sarà l’ultimo posto abitato dall’umanità. Se comprendi che questo è il destino umano, realizzi che è un orrore.

Alcuni la ritengono una scrittrice di fantascienza. Credo che questa definizione le stia un po’ stretta, anche se c’è chi considera la fantascienza il genere che meglio descrive la società contemporanea.
Se sei un artista serio e ambizioso, nei tuoi lavori rifletti sul futuro e cerchi una visione d’insieme. Non ti fermi al taglio materialistico e realistico delle storie che si fanno oggi.
Ammiro gli scrittori e registi che hanno una visione sia del passato sia del futuro che mette al centro il destino umano. Diciamo Kubrick, diciamo Tarkovski. È così che si riesce a non diventare banali. Ci sono così tanti artisti banali al giorno d’oggi. Come quelli che fanno prodotti commerciali.

Lei abita tra Pechino e Londra. Come vive il rapporto con le due città?
Piuttosto che Pechino e Londra, direi Oriente e Occidente, visto che per un po’ ho vissuto anche in Germania e in Francia. Non vi è grande differenza tra Cina ed Europa, ma mi manca la vitalità della mia vita cinese. L’Europa ha più regole, ma è anche più riflessiva dal punto di vista culturale. Questo aspetto mi piace.

La parola inglese “alien” torna di continuo nella sua produzione. Si sente aliena?
Se si ha un po’ di fantasia, la vita è sempre “altrove”. Provo a trovare una certa armonia nella mia realtà alla deriva, altrimenti vivere sarebbe molto difficile.

A mio parere, Pechino sta vivendo un processo di gentrificazione dei vecchi quartieri in parte simile a quello che ha investito Londra. La differenza però è che qui, nonostante demolizioni e rimozioni, la vecchia struttura sociale degli hutong continua a esserci. Lei che ne pensa?
È davvero doloroso. Ho fatto un film su questa distruzione continua per costruire un mondo moderno ma privo di carattere: The concrete revolution. Si tratta di una rivoluzione industriale perpetua che separa sempre di più la nostra anima dalla nostra realtà. L’Europa ha capito il problema e limita la distruzione, ma troppi Paesi non hanno ancora una visione d’insieme che permetta di trovare un equilibrio.