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I socialisti francesi al governo di fronte alla crisi

23 June 2012versione stampabile

Da Marsiglia,
Bruno Giorgini

Mentre ancora l’intera Francia risuona della musica per la festa d’inizio estate, Air France comunica che nel giro di un anno verranno soppressi 5122 (cinquemilacentoventidue posti di lavoro). I socialisti e la sinistra tutta hanno cominciato proprio nell’epoca del sarkozismo trionfante a vincere una elezione dopo l’altra, comunali, provinciali, regionali, presidenziali e infine legislative.

FRANCOIS GUILLOT/AFP/Getty Images

Non era mai accaduto che una sola parte politica cumulasse tanto potere istituzionale: il PS oggi è a capo delle maggiori città (salvo Marsiglia e Nizza), la grande maggioranza delle province, 21 regioni su 22, il senato, l’assemblea nazionale e la presidenza della Repubblica. E questo in tempi di crisi. Talchè si può parlare a giusto titolo di egemonia, nel senso gramsciano (è recentemente uscito un bel libro che raccoglie alcuni testi di Antonio Gramsci “Guerre de mouvement et guerre de position”, Textes de Antonio Gramsci, a cura di R. Keucheyan), senza però la maledizione del pessimismo della ragione a cui si sopperisce con l’ottimismo della volontà secondo il filosofo sardo. Anzi l’operazione del PS francese, che va ricordato era arrivato a non avere più che una cinquantina di deputati dopo la morte di Mitterand, oggi ne ha 302 (trecentodue), è stata proprio di ricostruire un ottimismo delle ragioni socialiste e della sinistra: siamo dalla parte della ragione, anche se non abbiamo sempre avuto ragione, potrebbe essere lo slogan. Verrebbe da dire, con Marx, ben scavato vecchia talpa. E il fenomeno, unico in Europa, persino i greci hanno dato la maggioranza alla destra, fa rabbrividire reazionari e conservatori vari, che non risparmiano gli attacchi sempre più rancorosi, dalla nefasta signora Merkel al livido mister Cameron; Monti è come al solito ni ni nelle dichiarazioni, ma il suo cuore batte chiaramente a destra. Nè si risparmiano i reazionari e padroni vari locali, molto patriottici a parole e molto attivi nei fatti esportando capitali. E qui si pone la domanda di Liberation: la sinistra può battere la crisi? In altri tempi si disse: può esistere il socialismo in un solo paese? Ci sono vari piani. Il primo è l’azione di governo, nazionale e internazionale, il secondo è il dibattito pubblico, il terzo è l’azione di lotta sociale. Per l’azione di governo molto schematicamente la politica economica tratteggiata nel programma di Hollande si potrebbe chiamare neokeynesiana. Un politica di investimenti pubblici, di regolamentazione della finanza, di tassazione dei grandi capitali, di relativa redistribuzione del reddito verso le classi meno agiate, nonchè di difesa dello stato sociale, ma l’ipotesi di Roosvelt funzionò perchè gli Sati Uniti erano grandi e potenti, mentre la Francia si trova stretta in un’Europa tutta di destra e senza alcuna sponda, Obama sembra un pulcino spiumato di fronte a Wall Street e alla City, ammesso e non concesso che mai il presidente degli SU abbia pensato al new deal roosveltiano sul serio. Inoltre appellarsi alla crescita genericamente intesa non significa quasi nulla, almeno bisogna prendere in conto la riconversione ecologica, ma il PS non è attrezzato in questo senso almeno per ora. Potrebbe essere terreno dei verdi, che però sembrano troppo interessati al potere politico tout court per occuparsi di questo (spero di sbagliarmi ma finora i segnali provenienti da Europe Ecologie – Les Verts vanno tutti nella direzione della politica politicante). Il dibattito pubblico è invece assai interessante. Il vento è chiaramente cambiato e gli economisti di fede liberista sembrano svaniti o quasi, a volte sui palcoscenici televisivi o nelle tribune dei giornali vengono zittiti senza tanti complimenti. Un dibattito su cui bisognerà tornare. In fine l’azione diretta di lotta sociale. Qui il fatto che il governo sia socialista apre spazi e speranze, insomma dagli operai e i lavoratori ai i giovani studenti ai ceti medi riflessivi ecc.., tutti gli strati vivi e attivi della società si muovono, si organizzano, rivendicano, scioperano. Bisognerà vedere come questi movimenti parteciperanno alla conferenza sociale indetta dal governo per luglio e cosa la stessa partorirà. Insomma come al solito la sinistra di governo deve anche essere di lotta, senza che i due momenti diventino antagonisti. Un esercizio difficile, però vitale non solo per il popolo francese bensì per l’intera Europa.